Jernej Forbici

Jernej Forbici
Under the pale grey sky
2014 - 85x105 cm
Tecnica mista su tela
Mischtechnik auf Leinwand
Mixed technique on canvas
Jernej Forbici
Forgotten
2014 - 120x80 cm
Tecnica mista su tela
Mischtechnik auf Leinwand
Mixed technique on canvas
Jernej Forbici
Green field on red blood
2004 - 400x375 cm
Tecnica mista su tela
Mischtechnik auf Leinwand
Mixed tecniques on canvas
Jernej Forbici
What shines beneath
2009 - 200x375 cm
Tecnica mista su tela
Mischtechnik auf Leinwand
Mixed tecniques on canvas
Jernej Forbici
Wild plastic flowers
2009 - 200x375 cm
Tecnica mista su tela
Mischtechnik auf Leinwand
Mixed tecniques on canvas
Jernej Forbici
Parasite Evolution
2009 - 165x155 cm - trittico
Tecnica mista su tela
Mischtechnik auf Leinwand
Mixed tecniques on canvas
Jernej Forbici
No growth
2009 - 200x375 cm
Tecnica mista su tela
Mischtechnik auf Leinwand
Mixed tecniques on canvas
Jernej Forbici
In Memoriam +46° 23' 51.43 - +15° 45' 17
2013 - 85x105 cm
Tecnica mista su tela
Mischtechnik auf Leinwand
Mixed tecniques on canvas
Jernej Forbici
New documents
2014 - 20x20 cm
Tecnica mista su tela
Mischtechnik auf Leinwand
Mixed tecniques on canvas

Jernej Forbici nasce nel 1980 a Maribor, Slovenia. Dal 1999 al 2000 studia al College for Visual Arts in Ljubljana, con i professori Darko Slavec, Silvester Plotajs Sicoe e Darko Birsa. Dal 2000 prosegue gli studi all'Accademia di Belle Arti di Venezia dove si laurea nel 2005. Fino al 2008 segue il Biennio specialistico sempre all´ Accademia di Belle Arti di Venezia con il prof. Carlo Di Raco. Vive e lavora tra Vicenza, Berlino e Ptuj.

Selected Solo Show

2014Blurry Future, European Court of Auditors, Luxembourg
Sleep now in the fire,
Epeka Space, Maribor, Slovenia

2012
Large scale UK sketches,
Embassy of the Republic of Slovenia, London (UK)
Last Flower,
Galleria Nuvole Arte Contemporanea, Montesarchio (BN). Curatore: Domenico Maria Papa 
Last Flowers
, Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter, Milano. Curatore: Fortunato D`Amico
Blurry Future
, Galleria Civica di Montichiari. Curatore: Bianca Maria Rizzi 

2011
A dialogue between Jernej Forbici and Giuseppe Spagnulo,
Loft MIRAMARMI, Valdagno (VI). Curatore: Marika Vicari. In collaborazione con Kro Art Contemporary, (A)
Fiumi di porpora,
Galleria Bianca Maria Rizzi, Milano. Curatrice: Alessandra Redaelli 

2010
Jernej Forbici
, Galleria Tenzor, Ptuj (SLO)
Halda, Galleria FO.VI, Kidricevo, (SLO). Curatore: Art Stays (C)
The Observer´s Diary
, Krokus Galerie, Bratislava, Rep. Slovacca. Curatore: Gabriela Kisova

2009
My space
, Magazzini del Sale, Accademia di Belle Arti di Venezia, Italia. Curatore: Carlo Di Raco
Jernej Forbici – Quadri
, Galleria 22, Lubiana (SLO)

2008
Jernej Forbici, Marika Vicari
, Galleria Marin, Umago, Croazia
Parasite evolution – dead host
, Galleria l’Occhio, Venezia, Italia
We love our nature
, Aparth Hotel Brno, Republica Cecca. Curatore: Silvia Kro e Ernst Kreisler

2007
Unifinished buisness
, Facolta di filosofia, Maribor, Slovenia. Curatore: Marjeta Ciglenecki
Unfinished business – made in Italy
, Galleria Nuvole Arte Contemporanea, Montesarchio (BN). Curatore: Giovanni Sasso
How the west was won and where it got us,
Meinblau.e.V.,Berlino, Germania. Curatore: Marek Schovanek
Wein Fest,
Museo LOISIUM, con Robert Mittinger, Langenlois, Austria. Curatore: Silvia Kro e Ernst Kreisler
Standing on the edge,
Galleria KRO ART, Austria. Curatore Ernst Kreisler e Silvia Kro

2006
Coomedia
, Galleria Bello Fresco, Mestre, Italia. Curatore: Gaetano Salermo

2005  
In my place
, Galleria 3D, Venezia, Italia. Curatori: Laura Aliprandi e Sara Sist
New Documents, Halda – Centre for Contemporary Eco-Art
, Galleria Miheličeva, Ptuj, Slovenia. Curatore: Stanka Gačnik

2004
In My Place – Halda,
HICETNUNC – Rassegna d’arte, San Vito Al Tagliamento, Italia. Curatore: Angelo Bertani
DOC IMP,
Galleria Hosting, Ljubljana, Slovenia
In My Place,
Galleria Magistrat, Municipio, Ptuj, Slovenia

2003
In My Place, 2nd edition
, Galleria Tenzor, Ptuj, Slovenia. Curatore: Alenka Spacal
IMP,
Casa di Cultura, Pivka, Slovenia
After Genesis,
Galleria Insula, Isola, Slovenia.Curatore: Dejan Mehmedovič
In my place,
Galleria di Arte Contemporanea, Celje, Slovenia. Curatore Alenka Domjan 

2002 
Genesis, Galleria Tenzor, Ptuj, SloveniaPeople and Earth, Galleria Stara Steklarska, Ptuj, Slovenia

 

Selected Group Show

2014
Das Prinzip Hoffnung
, Kro Art Contemprary, Vienna, Austria

2012
Facciamo il Punto sull´Arte
, Punto Sull´Arte, Varese
Il Fuoco della Natura
, Salone degli Incanti, Ex-Peschiera Centrale, Trieste. Curatori: Marco Puntin, Jonathan Turner
Letzte Pflanze,
Kunstraum 16th, Vienna, Austria

2011
Lost paintings
,Villa Brandolini, Pieve Di Soligo (TV). Curatore: Carlo Sala
Mood Board, Stamperia d’Arte Busato, Vicenza. Curatore: Marika Vicari. In collaborazione con Kro Art Contemporary.

2010 
Il Passaggio (Dipinto
), Galleria VM21, Roma, Italia. Curatore: Antonio Arevalo
Tra carte e inchiostri
, Stamperia d’Arte Busato, Vicenza, Italia. Curatore: Giancarlo Busato (CAT.)
Paesaggio con figure
, Palazzo della comunità , Orta San Giulio Novara, Italia. Curatore: Domenico Maria Papa (CAT.)
Dusan Fiser and Friends
, Gallery T40, Dusseldorf, Germania. Curatore Art Stays
Loft Life Art Event
, Loft MT55, Vicenza, Italia. Curatore Stamperia d’Arte Busato. In collaborazione con Morbiato Group.

2009
A di là del bene e del cane
. Preludio ad una filosofia della speranza, Garibaldi 7, Bedonia, Parma, Italia. Curatore: Viviana Siviero
Landscape And Memory, Hungarian Academy, Roma, Italia. Curatore: Laszlo Laszlo? Revesz
Nuove Figure 3
, Atelier F, Accademia di Belle Arti di Venezia, Italia. Curatore: Carlo Di Raco
Join
, Art Stays And Galerija FO.VI, 6TH Berliner Kunstsalon, Berlin, Germania. Curatore: Art Stays (CAT.)
Nuovi orizzonti in laguna
, Centro Cultural Borges, Buenos Aires, Argentina. Curatore: Ivana D’Agostino. In collaborazione con Accademia di Belle Arti di Venezia (CAT.)
Nuove Figure 3
, Marghera – 35, Mestre, Italia. Curatore: Carlo Di Raco. In collaborazione con Accademia di Belle Arti di Venezia
Art Dialogue
, Art Factory Albin Promotion, Slovenia. Curatore: Dusan Fiser
6TH Berliner Kunstsalon, Berlino, Grermania. Curatore: Art Stays e Galerija FO.VI (CAT.)
Young, Fresh and New
, Gallery Kro Art, Austria. Curatore Silvi Kro (CAT.)
Save the Children
,Conservatorio di Milano, Milano, Italia. Curatore: Galleria Bianca Maria Rizzi

2008
Art Stays Open 08RT
, Miheličeva Galerija e Galerija Magistrat, Ptuj, Slovenia
Likovna prijateljevanja,
Slovenske konjice, Slovenia
Atelier F
, Accademia di Belle Arti, Venezia, Italia

2007
BioLogical
, Galleria KRO ART, Austria
Likovna prijateljevanja,
Terme Zreče, Slovenia

2006
Arte&Sud obiettivo contemporaneo
, Castello Normanno – Acicastello, Villa Fortuna, Catania, Italia – Acitrezza. Curatori: Antonio Arevalo e Rosanna Musumeci
Abitare i Confini
, Forte di Fenestrelle, Fenestrelle (Torino), Italia. Curatore: Domenico Papa
LandIeIscape
, Facolta d’archittetura di Genova, Sala delle cisterne,Genova, Italia
VerdeMateria
, Filanda di Salzano (VE), Italia. Curatore: Lucia Majer (CAT.)
Democracy of enjoyment
, Dritter Berliner Kunstsalon, Berlino, Germania
LandIeIscape
, Galleria A+A, Venezia, Italia        
Collection Tenzor
, Galleria Miheličeva, Ptuj, Slovenia. Curatore Vladimir Forbici
LandIeIscape
, Museo regionale di Ptuj & Galleria FO.VI, Ptuj, Slovenia
Field of Vision
, Galleria FO.VI, Ptuj, Slovenia

2005
Q13, Hoolywood, Galleria Contemporaneo, Mestre, Italia
Slovenian Place
, Zweiter Berlinerkunstsalon, Arena, Berlino, Germania
IBCA, International Biennale of Contemporary Art,
padiglione “Berlin” – Galleria Nazionale di Praga, Prague, Republica Cecca. Curatori: Marek Schovanek e Thomas Vlcek
51° Biennale in Venice, Accademia di Belle Arti, Venezia, Italia. Curatore: Gloria Valese
Project in Sight,
con Marika Vicari, Malvasia Vecchia, Venezia, Italia. Curatore: Elisa Capitaneo         
Esposizione Zero,
Galleria Perela 3D, Venezia, Italia. Curatore: Laura Aliprandi

2004 
Techne, pittura_ricerca
, Fondazione Bevilacqua La  Masa, Palazzetto Tito, Venezia, Italia. Curatore: Saverio Simi De Burgis

2003 
Atelier F,
Accademia di Belle Arti, Venezia, Italia
International Visual Arts Workshop ART STAYS 1,
Galleria Tenzor e Galleria Miheličeva, Ptuj, Slovenia. Curatori: Stanka Gačnik e Vladimir Forbici
Workshop Show
, Galleria Paradiso, Rab, Croazia

2001 
Art House,
Galleria della Drama, Ljubljana, Slovenia

1999
Pre – Gauguin
, Universita di Graz, Austria. Curatore: Dušan Fišer

Forbici - Gazzetta di Parma

Gennaio 2012

GAZZETTA DI PARMA
Jernej Forbici.
Poesia e dramma di una natura ferita.
Di Stefania Provinciali

Forbici Arte Aprile 2011

Aprile 2011

Arte Nr.452: Jernej Forbici, il lamento silenzioso della natura di Alessandra Redaelli

 

1

Forbici - Arevalo

Panoramica. Di Antonio Arévalo

 La Panoramica (o panoramic mosaic) è la tecnica che permette di creare un’immagine che copra un ampio angolo visivo - tra 180° e 360° - tramite la composizione di un mosaico di foto adiacenti, in genere con lo scopo di visualizzare un panorama naturalistico o la vista di un ambiente in modo più simile a come viene percepita dal vivo.

Jernej Forbici, artista attivo a partire della metà degli anni novanta, ha studiato le zone a rischio di un paesaggio che lui ha visto popolarsi lentamente, ottenendo un approccio assolutamente concettuale, nonostante la bellezza, a 360°.

Ma per che è stato il paesaggio a volerlo.

Dietro alle pennellate di questi bellissimi dipinti c’è anche una denuncia per e contro l’uomo. Vengono evidenziati questi reciproci rapporti perché la pittura non è un problema isolato, serve come mezzo articolato e preciso per definire l’immagine contemporanea. Questo è quello che ha caratterizzato il percorso di Jernej, ma il suo piano di lavoro non è soltanto questo, non si rinchiude in un’unica proposta.

È a partire da un esame retrospettivo del concetto e delle avventure del realismo che l’autore riesce a chiarire l’ambiguità critica in cui si dibatte il significato stesso: “ogni realismo è diverso dalla realtà. Tuttavia è consigliabile, prima di parlare del realismo contemporaneo, porci degli interrogativi sulla modalità e la portata di ciò che oggi viene prevalentemente considerato come realtà. Non c’è rappresentazione della realtà senza il suo concetto, senza una visione almeno quotidiana di essa, senza l’esperienza e la concezione di tutto ciò che la realtà è per ogni epoca”.1

Esercitare la critica mediante l’arte dipende dalla propria emancipazione personale, non garantita dalla società, e dalla capacità individuale di porsi tra l’identificazione impegnata nelle condizioni generali dell’esistente e la distaccata autoriflessione.

Jernej Forbici si addentra in questi paesaggi con un’attenzione alla più minima caratteristica attraverso una violenta espressività; strati su strati di pittura che stanno lì e ci tornano in mente  come se volessero ossessionare la coscienza. Ci troviamo di fronte ad una scala diversa per misurarci col pianeta in cui viviamo, dove ognuno dovrebbe  prendersi le proprie responsabilità.

A prima vista è come se l’artista volesse far scaturire pittoricamente un percorso di land art, un’arte rovesciata verso il nostro sguardo.  Una natura complessa, come qualcosa che ha sovrastato la stessa civiltà. Qualcosa che prima si presentava come un’incognita, un’invisibile minaccia per l’uomo che oggi viene sovrastata da lui stesso.

Quello che vediamo attraverso queste piccole tele è una totale attenzione per ciò che ci circonda. Si estende la superficie le cui cime raggiungono il cielo, le valli, gli abissi e le grotte. Le grotte carsiche, i ghiacciai e le montagne, i laghi, i fiumi, le cascate, le foreste, le pianure, le sorgenti termali ed il mare. I meli in fiore che trasformano l’orizzonte in un tappeto candido, le diverse tonalità di rubino e giallo, i boschi che raccontano.

Queste immagini devono ritenersi un genere di ricerca che assomiglia a quello che può fare soltanto  un chirurgo. Si tratta di rivelare la vera natura dell’uomo, del suo sviluppo, per abusare di un aforisma.

L’artista ha identificato questo mondo sotterraneo dove affiorano ricordi di un percorso che sembra immaginato, ma che è scritto e che è storia. Che illustra un’immagine che richiama un idea, che a sua volta crea un’altra immagine. Secondo un ordine rigoroso, questi progetti di paesaggio, o meglio, di quello che resta del paesaggio - fiori e foglie secche, frammenti di terra bruciata quasi fossero i frammenti di un’impronta - stanno qui ad annunciarci che qui è passato l’uomo.

Ma tutto ciò potrebbe essere controproducente invece, come natura vuole, lo spettacolo del meraviglioso vince sul tutto e la natura si riappropria della sua essenza che è bellezza, registrazione e resa per immagini di una condizione. Jernej Forbici è troppo attento al reale e soprattutto troppo propenso al paradosso per flirtare con parole d’ordine già codificate: nell’ambito della sua pittura queste parole riguardano certe sue soluzioni formali.

Questo amore per l’immagine sconfina nella progressiva conquista che qui viene realizzata attraverso lo scorrere del tempo realistico e politico concretamente percorso. Senza indulgenza, Jernej analizza e intende mostrare un periodo della storia senza mostrarci semplicemente la condanna, vuole fare vivere il dramma, la sua grandezza fatta di contraddizioni, capace di far scaturire con calcolata immediatezza le più complesse ragioni di una poetica che riguardano l’arte, la natura e la sua storia.

 

Antonio Arévalo

Roma marzo 2011




1 Peter Sager

2

Forbici - Redaelli

Jernej Forbici. I fiumi di porpora. Di Alessandra Redaelli

A pochi chilometri da Maribor, all’estremità nord orientale della Slovenia, c’è una cittadina che si chiama Kidricevo. Pochi la conoscono. Del resto è più che altro un centro industriale. Per la produzione di alluminio, per essere precisi. Il turista non ci capita nemmeno per sbaglio. Quel turista che da qualche manciata di anni ha scoperto nella ex Jugoslavia un piccolo paradiso a portata di mano, dove la natura possiede ancora qualcosa di selvaggio, il cibo è squisito e, per di più, la gente è anche particolarmente simpatica. Perché mai dovrebbe preoccuparsi di una piccola città sperduta?

Forse perché, per qualcuno, questa piccola città potrebbe essere l’inizio della fine del mondo.

Siamo al limite, dice quel qualcuno, sull’orlo del baratro. We are standing on the edge… E significativamente dipinge un quadro a cui dà quel terribile, apocalittico titolo.

Già, perché forse per lo smaltimento dei rifiuti tossici prodotti dalla fabbrica di alluminio non si è proceduto con tutti i crismi. E così la pianura tutto intorno si è trasformata, giorno dopo giorno, in una discarica a cielo aperto. Una discarica ad alto potenziale pericoloso. Una ricerca commissionata dalla NATO nel 2006 ha dato risultati sconvolgenti: la contaminazione era arrivata alla falda acquifera. Alle acque potabili.

Una piccola catastrofe europea. Una delle innumerevoli piccole catastrofi di cui si finisce per perdere il conto. Figurarsi, anche l’incidente alla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, che poco meno di un anno fa ha versato milioni di barili di petrolio nel Golfo del Messico, è stato digerito relativamente in fretta. E le immagini degli animali agonizzanti nel bitume nero hanno lasciato velocemente le prime pagine dei giornali per dare spazio ad altro. Niente di più che un po’ di folklore ecologista, suvvia. Qualche scuotimento di testa, qualche pacato “in che mondo viviamo…”, e poi si torna a puntare il termostato sui 23 gradi perché, effettivamente, stare in casa in T-shirt è più comodo che col maglione.

Il pianeta che muore è una di quelle tragedie alle quali non si riesce a pensare. La maggior parte delle persone, almeno. Chi per puro e semplice egoismo, chi perché quando ci pensa prova un tale senso di orrore e impotenza da non sopportarlo a lungo.

Jernej Forbici, invece, ci pensa. Anzi, fa di più. Lui, nato a Maribor, a un passo dalla discarica micidiale, è un artista militante. Uno di quelli che non si accontentano di saper dipingere e di saperlo fare incredibilmente bene. Lui, dipingendo, racconta. Storie da fine del mondo.

Chiamarlo paesaggista sarebbe terribilmente limitativo, eppure quelli che Forbici dipinge sono paesaggi. Una sequenza infinita di paesaggi intrisi di una malinconia che si potrebbe definire neoromantica. Una pittura materica, graffiata, sofferta, che tratteggia in pochi gesti l’orizzonte, la campagna coltivata, scorci di bosco e talvolta qualche scheletrico profilo di albero in lontananza, un accenno, quasi un’apparizione. I colori sono gli ocra delle colture mature, i verdi accesi, tenui, ombrosi, bruciati, i bruni. E poco cielo, in fondo a una prospettiva profondissima capace di precipitare lo spettatore verso l’infinito. Potrebbe essere l’idillio. Potrebbe. Se non fosse per quell’esplosione di rosso in primo piano.

Infuocato, improvviso, violento come uno schizzo di sangue, il rosso assale lo spettatore a tradimento, lo lascia senza fiato, confuso e spaesato. E’ l’orrore che spezza la quieta normalità. E’ un fatto di cronaca che strappa il velo d’ipocrisia. E’ la scena del crimine.

Possiede il senso del sublime, Jernej Forbici. Ha imparato la lezione della pittura dell’Ottocento e su quella base si è costruito una poetica modernissima del paesaggio. Lasciata alle spalle la natura idilliaca, superato il concetto della natura matrigna, è arrivato alla lirica della natura morente. L’agonia del pianeta è descritta nei suoi dipinti senza clamore e senza rumore. Con toni pacati, in un linguaggio composto, elegantissimo. L’orizzonte rialzato gli permette di lasciare in secondo piano il cielo e di concentrare la sua attenzione sui terreni coltivati, il cui disegno artificiale diventa pretesto per complicati mosaici cromatici, per elegantissimi giochi di prospettive seguendo le linee segnate dall’aratro, per composizioni estremamente piacevoli allo sguardo. E così i colori incongruenti e velenosi che vengono ad inserirsi alterando l’armonia contengono la stessa dose di crudeltà di una cicatrice su un viso altrimenti perfetto.

Nei dipinti di Forbici, l’assassino è già fuggito dalla scena del crimine. L’uomo è assente. Ne restano le tracce indelebili del passaggio proprio in quei campi coltivati, nell’ordine imposto e, infine, nella catastrofe. E viene il sospetto che quello di Forbici sia già un mondo “oltre”, già fuori dal tempo umano. Un mondo disertato e lasciato al suo destino.

Visti in sequenza, uno accanto all’altro, i dipinti sembrano momenti diversi di uno stesso evento ineluttabile. Il potere di quella prospettiva magnetica, ipnotica, si moltiplica nel ricorrere del soggetto. Quel potere che raggiunge il suo massimo nelle tele più grandi. Vedute immense che danno l’idea di potervi entrare, di poter seguire fino in fondo – sempre che un fondo ci sia – quei sentieri tortuosi proiettati verso l’orizzonte sterminato.

Abilissimo nelle grandi dimensioni, Forbici non è da meno, tuttavia, quando lavora sul piccolo. Nei lavori 20x20 (addirittura 14x14) l’artista sembra paradossalmente scendere ancora più in profondità nel dettaglio. I colori sembrano farsi più accesi, colori allucinati, onirici. Anche i particolari appaiono più definiti. I laghi, i prati, le foglie, la spiaggia, i campi riarsi spaccati dal sole diventano oggetto di un’indagine minuziosa e appassionata. Già visti, forse, come reperti di un mondo perfetto destinato a un’inesorabile consunzione.

3

Forbici Fortunato D`Amico

Una giornata in bicicletta di Fortunato D`Amico

I grandi temi della storia dell'umanità sono sempre stati riferiti alla natura, a volte presa a modello di imitazione, sacralizzata, studiata, indagata scientificamente , oppure ripudiata,   dimenticata , danneggiata, resa antagonista dalle attività dell'uomo che ha  portato all'estremo il conflitto  tra creazione artificiale e naturale.

La supremazia del genere umano in epoca recente  è miseramente fallita davanti agli scempi perpetrati nel segno del progresso per oltre due secoli di industrialesimo ai danni del pianeta.

Un progetto autodistruttivo del genere umano dilagato come un virus sull'intero globo terrestre ha reso impraticabile parte dei territori agricoli e paesaggistici, destinandoli a funzioni produttive altamente inquinanti. Jernej Forbici è un giovane artista sloveno diventato in questi anni uno dei protagonisti di un'attiva militanza artistica in difesa dell'ambiente.

Qualche anno fa, Jernej Forbici ha intrapreso una battaglia contro i produttori di alluminio che nella zona di Maribor, in Slovenia, con le scorie delle lavorazioni industriali avevano inquinato la falda acquifera di tutta l'area.  Un impegno culturale che lo ha convinto ad avvalersi della propria arte per costruire  strumenti di consapevolezza sociale da condividere con altri cittadini della comunità impegnati in questa militanza. La maturità artistica ha coinciso, parallelamente , con la volontà e l'emozione di comunicare il disagio di questa situazione sollecitando, a chi di competenza, convinto proposito di risoluzione. L'indagine di adattamento dell'opera pittorica di Jernej Forbici è ritmata dalla poetica del nuovo millennio,  agitata dai venti di cambiamento attesi dal sistema planetario nel suo complesso e promossi dai popoli dei cinque continenti.

Il paesaggio, soggetto protagonista delle sue tele, è fotografato da un punto di vista interiore, raccontato da angoli personali in cui le paure e le speranze coabitano, in una dimensione intimista. Uno stato di gestazione, determinato da una visione apocalittica ormai compiuta, che nell'atto finale della catastrofe scopre l'inizio di una nuova vita.

Il respiro dei quadri simultaneamente implosivo ed esplosivo, orientato a dilagare verso l'esterno dell'universo, determina una crescente tensione emotiva nell'osservatore, trascinato nel turbine dell'attesa e degli eventi.  Gli elementi della composizione sono governati con perizia dall'artista, abile ad aprire finestre esplorative nel panorama allestito per occhi di spettatori posti al di qua della tela. Potremmo definire il percorso artistico di Jernej Forbici, uno sguardo generale sul mondo foreste,  raccontato da un reporter durante una gita di ispezione nei campi, a piedi o in bicicletta, condotta con lo spirito di chi deve tenere alto il livello di guardia ed annunciare al mondo  il pericolo che sopraggiunge. Un viaggio nel quotidiano extra urbano, nei panni di un agente forestale  in perlustrazione nel patrimonio campestre dell'Europa.

 In questi quadri cieli raffigurati coprono una parte importante delle scene, e formano l'elemento di spicco del dialogo con il paesaggio arboreo, determinandone la lettura drammatica e il lirismo della composizione. Nuvole colme di energia fragorosa in procinto di dirottare sulla terra,  proiettano una luce piatta  sulle campiture dei campi e si fondono in dissonanza semantica con le prospettive allargate del panorama.  Una tridimensionalità ambigua che riflette l'idea di un istante immobile e angosciato, bloccato in una condizione spazio-temporale indeterminata. Il sole, nel suo aspetto visibile, è sparito, scomparso dietro enormi idrometeore di acqua condensata; avvertito sotto forma di luce, spirito cosciente delle sue potenzialità, destinato a ritornare splendente dopo il diluvio. La sensibilità crepuscolare di Jernej Forbici ci trasporta nel clima di Théodore Rousseau o ancora prima in quello di Aert van deer Neer, Salomon e Jacob van Ruysdael.

In un atmosfera da fin du siecle il pittore sloveno ci annuncia che da ora in poi  dovremmo ritornare a considerare la natura nostra alleata, ritornando, nonostante i presupposti delle nostre infedeltà, a dare identità al nostro futuro riconoscendo in essa la grande madre, la generatrice di tutte le biodiversità, l'ispiratrice dei principi etici e di equilibrio che solo lei è in grado di avvalorare.

 

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