Luca Gastaldo

Luca Gastaldo
Ogni cosa al suo posto
2014 - 60x60 cm
Tecnica mista su tela
Mischtechnik auf Leinwand
Mixed technique on canvas
Luca Gastaldo
Apoggiati alla sera
2013 - 120x200 cm
Tecnica mista su tela
Mischtechnik auf Leinwand
Mixed technique on canvas
Luca Gastaldo
Nella terra c´è qualcosa di tuo. Anche quando non ci sei resta ad aspettarti.
2014 - 40x40 cm
Tecnica mista su tela
Mischtechnik auf Leinwand
Mixed technique on canvas
Luca Gastaldo
La prima notte del mondo
2013 - 53x70 cm
Tecnica mista su tela
Mischtechnik auf Leinwand
Mixed technique on canvas

Luca Gastaldo nasce nel 1983 a Milano. Nel 2003 si diploma al Liceo Artistico Sacro Cuore di Milano. Nel 2008 si laurea in pittura Accademia di Belle Arti di Brera. Attualmente vive e lavora a Lugano.

 

Selected solo Show

2012
Senza tempo, Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter, Milano. Curatore: Alberto Matteo Martini.
Senza tempo, Galleria Spazio Testoni, Bologna. Curatore: Alberto Matteo Martini.

2011
La luce e il suo contrario
, Fondazione per l´Arte, Busto Arsizio (VA). Curatore: Bianca Maria Rizzi ed Ettore Ceriani
Tra suggestioni romantiche e vibrazioni contemporanee
, Museo delle Mura Borgotaro. Curatore: Bianca Maria Rizzi

2010
Sala Manzù, Bergamo
Dal tramonto all'alba
, Contemporanea(mente, Parma. Curatore: Alberto Mattia Martini,
Tra suggestioni romantiche e vibrazioni contemporanee
, Parlamento Europeo Bruxelles. Curatori: Bianca Maria Rizzi ed Alessandra Redaelli
Tra suggestioni romantiche e vibrazioni contemporanee
, Galleria Bianca Maria Rizzi, Milano. Curatore: Alessandra Redaelli

2009
Il buoi e la luce
, Chiesa di San Rocco in Carnago (VA).  Curatore: Ettore Ceriani
Incontro con artisti d'oggi
, Centro Culturale Manzoni, Bresso (MI)

2008
Elogio Dell'ombra
, Spazio Oberdan Castelseprio (VA). Curatore: E.Ceriani,
La casa di questa mia sera
, Galleria Bianca Maria Rizzi, Milano. Curatore: Cecilia Antolini

2007
Quadri per un'esposizione
, Centro Culturale di Milano. Curatore: Tiziana Cordani

2006
Luca Gastaldo
, Galleria Triangolo, Cremona
Presente, in divenire eterno
, Galleria Ghiggini, Varese. Curatore: E. Ghiggini e C. Palombo

 

Selected group show

2013
Summer Show, Federico Rui Arte Contemporanea, Milano

2012
Lucenergia
, Punto Sull´Arte, Varese
Clinica Varini Orselina, Locarno, CH. Curatore: Dario Bianchi
Milan Jam
, Collyer Bristow LLP, Londra. Curatori: Stark Projects and Day + Gluckman

2010
Premio Mario Razzano per Giovani Artisti, IV Edizione. ARCOS – Museo d´Arte Contemporanea del Sannio
Pensiero Fluido
, Spazio Oberdan, Milano. Curatore: Alberto Mattia Martini

2009
Asta di beneficenza a favore di "Save the Children", Conservatorio di Milano. Curatori: Emanuele Beluffi e Philippe Daverio,
Al di là del bene e del cane
, sede estiva della Galleria Bianca Maria Rizzi a Bedonia (PR). Curatore: Viviana Siviero

2007
Nuove entrate
, Galleria Bianca Maria Rizzi, Milano
City
, Galleria Le Stelle Arte, Parma. Curatore: Chiara Canali
Asta benefica a favore dell`Associazione Montessori Internazionale (AMI). Curatore: Galleria Bianca Maria Rizzi, Milano in collaborazione con il Lions Club Salzgitter e la Sparkasse Salzgitter-Bad (GER)

2006
Eucaristia
, Basilica Madonna dei Martiri, Molfetta (BA)
Fondazione Gaetano Morgese

 

AWARDS

2010
Vincitore Premio Bergamo Arte Contemporanea

2008
Finalista Premio Guido Pajetta ex Chiesa di S.Carpoforo, Milano

2007
Selezionato Premio Artemisia Ancona

2006
Vincitore della V edizione del Premio Ghiggini  Arte per giovani di pittura e scultura, Varese

Gastaldo Arte 02-2010

Febbraio 2010

Arte Nr. 438. I paesaggi di Luca Gastaldo. Temporali, nebbie e fantasmi sturm und drang di Alessandra Redaelli

Gastaldo Espoarte luglio 2012

Luglio 2012

ESPOARTE
Luca Gastaldo
In controluce

di Alessandro Trabucco

1

"Del <Codice sul volo degli uccelli>"

Del "Codice sul volo degli uccelli" di Stefania Provinciali
From the "Codex on the Flight of Birds" of Stefania Provinciali

Si rinnova la pittura di Luca Gastaldo, si rinforza di luci dentro il nero del bitume, si combina in nuove suggestioni pur rimanendo espressione di un mondo in bilico tra liricità dell’essere, dell’esistere e drammaticità dell’esistenza, sintetizzata dalle nuove generazioni in qualcosa che necessariamente avverrà, che si insinuerà nella natura e nell’uomo, lasciando un senso di perdita per ciò che è stato.

Illusioni e delusioni che l’essere umano porta con sè, vecchie e nuove nello stesso tempo, come vecchie e nuove sono le sintesi di materia che l’artista realizza sulla tela, dove i rimandi alla ricerca dello <sfumato> antico si combinano con le immagini che escono dalla materia buia, lievi, latenti quanto basta per fare amare il luogo narrato ma tanto oscure <dentro> da far temere l’irreparabile.

Sono i contrasti formali messi in campo e scavati dall’autore nel comporre i suoi paesaggi probabili, fatti di assonanze fra cieli e terra, cose ed esseri umani, composti nella loro essenzialità così da dare un’idea di forma ma nel contempo da comprendere altre possibili forme, spesso appena accennate nella loro <piccolezza>, esposte alle metamorfosi della natura.

Bisogna guardare a fondo per capire. Non basta cogliere e lasciarsi trasportare da quel lirismo inaspettato, tanto coinvolgente da far amare il buio che c’è dietro, da essere memoria di leggenda e poesia.

Ecco, allora, che il passaggio della luce che emerge dai quadri, pur nella loro <oscurità>, si trasforma in ombra e quanto mai attuale nella sua eterna essenza appare il sapere di Leonardo nel celebre passo sulla bugia che porta a comprendere come l’arte del dipingere sia l’unica in cui l’esercizio dell’illusione è legittimo.

La natura appare immobile, prima del temporale, che forse verrà o si dileguerà nel cielo aperto ad uno spiraglio di luce; le emozioni si condensano come nuvole, i titoli delle opere inducono all’evidenza, al preannunciarsi di un possibile evento che va oltre, per entrare nelle pieghe dell’essere umano, fino ad essere assimilato dalla mente. Romantico o anacronistico il fare pittorico di Luca Gastaldo si muove tra una indagine tecnica e formale, capace di  restituire il pensiero, suo o di ogni essere vivente, non conta, ciò che conta è la narrazione che si muove tra le luci e le ombre dell’esistere.

 

Luca Gastaldo’s painting is refreshed and reinforced with lights shining out of black bitumen, coming together in fresh ideas despite remaining an expression of a world delicately balanced between the lyricism of being and existing and the drama of existence, synthesized by the new generations into something that will necessarily come to pass and which will creep into nature and Man, leaving behind a sense of loss for what once was. 

These are illusions and delusions, both old and at the same time new, that mankind brings with him, just as the artist’s material creations on canvas are old and new, where references to the old style “sfumato” study combine with images that emerge from the dark matter, softly dormant enough to make you appreciate the depicted location yet with enough “inner” darkness to make you fear the irretrievable.

These are the formal contrasts depicted and studied by the painter in his prospective landscapes compositions, created out of assonances between the heavens and the earth or objects and human beings and thus composed in their essentialness that they have some semblance of form, yet at the same time include other possible forms, often merely hinted at in their “minuteness” and subjected to the metamorphoses of nature.

You have to really look hard to understand.  It’s not enough to absorb and be carried away by that unusual lyricism, which is captivating enough to make you love the darkness within it, itself turning into a reminder of legend and poetry.

And so the shifting light that emerges from the paintings, even in their “darkness”, is transformed into shade and Leonardo’s wisdom, as valid as ever in its eternal essence, manifests in the well-known discourse on the lie that leads us to understand that the art of painting is the only one in which the practice of illusion is legitimate.

Nature appears motionless before the storm, which may perhaps arrive or disappear into the open sky in a spiral of light.  Emotions condense like clouds.  The titles of the works bring evidence and forewarning of a possible event that goes beyond just that, penetrating the very core of mankind until it is assimilated by the mind.  It doesn’t matter that, romantic or anachronistic, Luca Gastaldo’s pictorial manner shifts between a technical and formal study, capable of restoring either his own opinion or that of every living being.  What counts is the narration that shifts between the light and shadow of existing.

2

Dell’inizio e della fine, nell’opera pittorica di Luca Gastaldo di Cecilia Maria di Bona

Dell’inizio e della fine, nell’opera pittorica di Luca Gastaldo di Cecilia Maria di Bona

Dell’inizio e della fine, nell’opera pittorica di Luca Gastaldo


 “We are such stuff as dreams are made on, and our little life, is rounded with a sleep.”
The Tempest Act 4, scene 1, 148–158
[1] 

 

 

Aurore e tramonti, cieli sconfinati e immensi, che si aprono sullo smisurato, misterioso, cosmo; ariosi come l’inarrestabile vento delle passioni e del desiderio, del desiderio inestinguibile della felicità…quel desiderio che a volte prende strane forme nel cielo…come chimere, come ippogrifi…

quel desiderio che, lieve e impalpabile come il giocoso Ariel, trasporta lontano il cuore umano, immemore di sé e del trascorrer stesso del tempo, ai confini del cielo, verso l’ignoto...

o forse verso una nuova aurora che, ancora lontana, si incomincia appena ad intravedere all’orizzonte, sorgere nella sua luce dorata.

Estasi della memoria e dell’oblio, del sogno di felicità che tutti ci portiamo nel cuore, che riemerge dai flutti dell’Eunoè e del Letè e che si proietta, fuori dalla coscienza, ad incendiare il cielo, in una stanza della pittura, di luci, di forme e di colori…Fantasmata, emozioni e colori dell’infinito…   

Questo coglie l’artista Luca Gastaldo, affacciandosi alla finestra dell’universo infinito con la curiosità e lo stupore di un eterno fanciullo che vuol giocare con gli elementi, con le loro forme e i loro colori, e con la tempra di un eterno sognatore, di un marinaio dal cuore impavido,  che, come Ulisse, sia sempre pronto a ripartire per una nuova avventura ai confini del cielo, ai confini del mondo conosciuto, fin oltre le colonne d’Ercole.

Questo coglie l’artista, ergendosi sulla soglia dell’ispirazione artistica della sua coscienza, animata dall’intimo desiderio di scoprire il mistero che la vita cela, nelle sue inarrestabili, molteplici, metamorfosi, e che l’arte cerca di cogliere e di portare ad espressione.

La vita è tempesta, come è struggentemente espresso da Dante che contempla con angoscia e timore il vorticoso corteggio dei lussuriosi del V Canto dell’Inferno.

La vita è tempesta, come traspare nella ineffabile, misteriosa allegoria della tela del Giorgione,

o delle vitali e ariose tempeste di mare di Turner.

La vita è tempesta e ricerca di un rifugio, di un ricovero in cui trovar, finalmente, pace, come è raccontato, nell’odissea del mago Prospero con la piccola figlia, nell’omonima opera teatrale di Shakespeare, e come è riconosciuto, in forma dolente, nei versi di Alla Sera e di In morte del fratello Giovanni del Foscolo: “Sento gli avversi numi, e le secrete cure che al viver tuo furon tempesta, e prego anch'io nel tuo porto quiete. Questo di tanta speme oggi mi resta!.” .

La vita è tempesta, mistero, tenebre profonde, interiori, che la luce cerca di penetrare e di rischiarare, senza riuscirvi mai fino in fondo. La vita nasce dall’incontro, dallo scontro degli elementi.

Il giovane artista, sulla tela, ne traccia il vorticoso percorso, l’inarrestabile corsa, la sinfonia dei quattro elementi, nel loro comporsi e ricomporsi, a dar vita, per un momento, a delle forme.

Come non pensare a Paolo e Francesca che vorticosamente sono trascinati dal vento della loro passione amorosa e che pure paion così leggeri nel volo! [2]

Ma la vita è anche ricerca di un’ armonia e della quiete ed ecco apparire, nel cielo e sulla tela del cosmo e della vita, aurore e tramonti, come un presagio di felicità…felicità forse, su questa terra, impossibile, ma che l’uomo rincorre in una corsa folle ad inseguire il palpito stesso della vita.

Questo desiderio di felicità e di armonia risorge , dopo ogni burrascosa tempesta ed ogni tramonto scuro come il manto della notte, come l’araba fenice che rinasce dagli ultimi bagliori delle sue ceneri, poiché questo desiderio di felicità e di bellezza è inestinguibile nell’animo umano.

Cieli aperti all’avventura dello scorrere del tempo e della vita, come nubi della stessa sostanza dei sogni, lì dove tutto finisce, lì dove tutto sta nuovamente per iniziare e dove tutto può ancora, infine, trasmutarsi: questo è il kairos che la pennellata di Luca Gastaldo riesce per un attimo a rapprendere sulla tela, sottraendola al panta rei, che tutto involve in sé, che tutto travolge… 





[1] William Shakespeare, The Tempest Act 4, scene 1, 148–158 . “Prospero: Our revels now are ended. These our actors,
As I foretold you, were all spirits, and Are melted into air, into thin air: And  like the baseless fabric of this vision, The cloud-capp'd tow'rs, the gorgeous palaces, The solemn temples, the great globe itself, Yea, all which it inherit, shall dissolve, And, like this insubstantial pageant faded,
Leave not a rack behind. We are such stuff As dreams are made on; and our little life Is rounded with a sleep”.

[2] Dante Alighieri , Divina Commedia, Canto V dell’Inferno.

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La luce e il suo contrario di Bianca Maria Rizzi

La luce e il suo contrario di Bianca Maria Rizzi
The light and its opposite from Bianca Maria Rizzi

Difficilmente si ritrova una così profonda identificazione tra un artista e la propria opera. O meglio, a conoscere di persona Luca Gastaldo, si avverte una spontaneità, schiettezza ma anche semplicità e riservatezza, che abitano un animo puro benché travagliato e innegabilmente tormentato –delle cui cose di primo acchito non ci si era accorti.

Il linguaggio artistico di Luca Gastaldo colpisce per la naturalezza con cui riesce ad entrare in contatto con lo spettatore e a far vibrare le corde dell’emozione e dell’incanto.

Non disdegnando la lezione di grandi maestri del passato come Mario Sironi, Giovanni Fattori e Kaspar David Friedrich, pur essendo per certi versi un anacronista, assolutamente fuori dagli stereotipi di pittura attuali, con i suoi soli 27 anni Gastaldo è pittore d’innegabile potenza espressiva.

Neoromantico in un’accezione non certo decadente, ha la poesia e la grazia di parlarci della luce e del suo contrario. L’artista ci prende per mano e ci introduce in questi paesaggi dell’anima rarefatti e impalpabili, talvolta spettrali talvolta gentili. C’è un rimando alla memoria e a quello che la nostra mente fa affiorare di un ricordo rielaborandolo incoercibilmente.

La pittura di Luca è talmente vibrante di spirito romantico, da indurre quasi a credere che il paesaggio raffigurato sia il soggetto e non l’oggetto dell’osservazione. Un passo di un romanzo di John Berger –forse non a caso anche critico d’arte- ci riporta quasi identica la stessa suggestione: “Cominciò con un piccolo poggio, poco più in alto e a settentrione del campo dove stavo rastrellando il fieno. Su questo poggio c’erano tre peri abbandonati, due ricoperti dal fogliame e uno con il legno grigio, senza foglie e morto. Dietro di essi, cielo azzurro con grandi nuvole bianche.

Questo piccolo angolo di paesaggio –che prima di allora non avevo mai veramente notato- catturò il mio sguardo e mi piacque. Mi piacque come può piacere un certo viso che vedi passare per la strada, sconosciuto, persino insignificante, ma in qualche modo gradevole per quanto suggerisce di una vita vissuta.

Subito dopo ebbi l’impressione di essere osservato. Per un istante pensai che sulla collinetta ci fosse qualcuno, oppure che un ragazzo si fosse arrampicato sui peri. L’albero morto era fiancheggiato dai due alberi vivi. Eppure lì non c’era nessuno.

Quando un uomo sorprende un animale o viceversa, la traiettoria del loro sguardo esclude momentaneamente tutto il resto. La situazione era identica, tranne che tra l’animale e l’uomo c’è di solito una parità di presenza, mentre in questo caso ero consapevole della disparità. Io ero meno presente dell’angolo di paesaggio che mi stava osservando.”[1]

Dal fondo nero del bitume, dall’aspetto più recondito dell’animo, l’artista procede per sottrazione, togliendo all’oscurità e forse anche al dolore dell’uomo, per recuperare stralci di luce inaspettati.




[1] JOHN BERGER, E i nostri volti, amore mio, leggeri come foto, New York 1984 (trad. it. di M. Nadotti, Milano 2008)

It is hard to find such profound identification between an artist and their work, or rather, when you meet Luca Gastaldo in person, you get a sense of spontaneity and boldness yet also simplicity and reserve, residing within a pure, though troubled and undeniably tormented,  soul – things that you weren’t aware of at first.

Luca Gastaldo’s artistic language is striking in the naturalness with which it manages to engage the observer and set the chords of emotion and wonderment vibrating.  Without disdaining the teachings of great past masters like as Mario Sironi, Giovanni Fattori and Kaspar David Friedrich and despite being in some respects an anachronist, far-removed from the stereotypes of current painting, at just 26 years old, Gastaldo is undeniably a powerfully expressive painter.

He’s a new romantic in a far from decadent sense and has the poetry and grace to speak of light and its opposite, darkness.  The artist takes us by the hand and leads us into these rarefied, intangible landscapes of the soul that are at times spectral and other times delicate.  There’s a reference to memory and what our minds create out of the incoercible reworking of that memory.

Luca’s painting pulsates with romantic spirit, almost leading you to believe that the landscape depicted is the subject and not the object of observation.  A passage from a novel by John Berger, perhaps not just by chance an art critic, gives the same, almost  identical suggestion, saying “He started with a small hillock, slightly higher and to the north of the field where I was raking the hay.  On that hillock there were three abandoned pear trees, two covered with foliage and one with grey wood, leafless and dead.  Behind them lay blue sky with large white clouds.

This little corner of landscape, which I had never really noticed before, captured my gaze and I liked it.  I liked it in the same way you like a certain face passing by in the street, unknown and even insignificant, but in some way pleasant because it reminds you of a life you have lived.

Suddenly I got the impression I was being watched.  For a moment I thought that there was someone up on the hill or that a child had climbed up in the pear trees.  The dead tree was flanked by two living trees, but there was nobody there.

When a man surprises an animal, or vice versa, the trajectory of their gaze momentarily excludes everything else.  The situation was identical, apart from the fact that there is usually an equality of  presence between animal and man, whereas in this case I was aware of the inequality.  I was less present than the corner of landscape which was observing me.”[1]

The artist works by subtracting from the black bitumen background and the most hidden aspect of the soul, stripping away obscurity and perhaps also numbing Man’s pain, to claw back snatches of unexpected light.




[1] JOHN BERGER, And Our Faces, My Heart, Brief as Photos, New York 1984 (translated into Italian by M. Nadotti, Milan 2008)

4

Senza tempo di Alberto Mattia Martini

Senza Tempo di Alberto Mattia Martini

“L’arte comincia quando l’uomo, con lo scopo di trasmettere ad altri un sentimento provato da lui, lo proietta fuori di sé e lo esprime tramite certi segni esterni”. Queste parole appartengono a Lev Tolstoj e si trovano all’interno del libro Che cosa è l’arte, dove ha luogo un’interessantissima riflessione su quale e cosa sia effettivamente la “vera” arte.

Lo scrittore russo in queste pagine mette in atto una seria, attenta e soprattutto attualissima analisi su come l’arte sia divenuta sempre più una mera, furba riproduzione seriale e di maniera, finalizzata al soddisfacimento del fruitore.

Noi non vogliamo un’arte che, come dice lo stesso autore, si sviluppi “per soddisfare la gente ricca che richiede svaghi ed è disposta a remunerarli profumatamente; desiderano che l’arte desti in loro sensazioni gradevoli, e gli artisti si sforzano di appagare le loro richieste”.

Allora, inevitabilmente, la direzione da intraprendere è quella dell’arte come comunicazione, cercando di trasmettere attraverso la creazione e le emozioni: le medesime che ha provato un altro uomo.

Luca Gastaldo non si lascia attrarre da altre strade, forse più allettanti o comunque facilmente percorribili, ma ascoltando sé stesso riesce a dare forma a quel genere di arte, che come dice lo stesso Tolstoj ha in sé "la capacità di contagiare gli uomini loro malgrado”.

Gastaldo ascolta il richiamo della natura, il fascino del mondo naturale che porta l’essenza della perfetta simbiosi tra estetica ed etica. Siamo in un luogo senza tempo, dove sembrano svaniti i riferimenti spazio-temporali; non comprendiamo se viviamo il ricordo di un lasso di tempo trascorso e svanito per sempre, ma ancora presente grazie alla magia eterna dell’arte, o se siamo “intrappolati” all’interno di una sorta di terra di mezzo, dove la scansione messa in atto da Cronos non ritma e non definisce le fasi della vita.

L’occhio di Luca Gastaldo è in eterno movimento, in un continuo e perenne vortice di incastri visivi, raccolti, rapiti, rubati, sognati e poi riassemblati successivamente, una volta giunti al cospetto della tela.

Parlando con Luca si comprende immediatamente che l’importante di queste opere, e ciò che interessa lo stesso artista, non è una ricerca mirata ad una rappresentazione del paesaggio come luogo, al quale successivamente poter fare riferimento visivo o di memoria di un vissuto legato ad un territorio reale; il sogno di Gastaldo è il sogno stesso, è la visione del reale, di più luoghi reali, contagiati dalla visone onirica. Certamente alcuni di questi luoghi o parte di essi sono veri, esistono nel mondo, ma sono solo una parte del racconto, sono una scheggia di cui è composto l’infinito "puzzle" dell’esistenza. Essi sono posti, località, spazi infiniti visitati, visti, magari “assorbiti” dallo sguardo istantaneo durante un viaggio in macchina o da un finestrino del treno, istanti vissuti durante una passeggiata in mezzo alla campagna, oppure il ricordo di una vacanza; una di quelle immagini, di quegli attimi, dove la sensazione di benessere fisico si impadronisce prima della pancia, salendo pian piano e arrivando prima alla gola, passando per l’organo dell’olfatto, fino a giungere alla mente, impadronendosene e avvolgendola con un ricordo che è eterna presenza.

Un mosaico di ricordi degli attimi di vita vissuta o sognata, che attinge anche alla lettura di un libro, alla visione di un film, ad una fotografia scattata o vista: tutti elementi, come ci ricorda lo stesso artista, che provati, vissuti e lasciati sedimentare, riemergono successivamente ripuliti, filtrati, scremati di quell’eccesso che non è utile né interessante per la memoria di un’esperienza reale o immaginata.

Non siamo quindi nella rappresentazione del ciò che si vede, ma del dipingere come si vede, un modo che coinvolge e si interessa con più sensibilità all’interiorità, ricreando un reale che trae dal mondo oggettivo, ma poi se ne distacca, prediligendo il mondo onirico.

Il tempo sembra qui non esistere, sembra di essere immersi in una dimensione atemporale, dove il cielo plumbeo, dominato dal blu e da cumoli bianchi e marroni, è testimone di quegli attimi che solo la natura, con il suo contrasto tra poetica bellezza e paurosa forza devastatrice riesce a sprigionare, dando vita ad un’indefinibile stato d’animo di melanconia, tra dolce piacere e tumulto dell’angoscia. Uno "Sturm und Drang" che apre ad un luogo del paesaggio dell’anima, mostrandoci quali altri mondi sono possibili, proponendoci un differente modo di osservare, provando a farci riconsiderare la nostra posizione nel mondo.

Quando osservo alcune opere di Luca Gastaldo, la mente scorre verso un’opera a mio avviso straordinaria: L’isola dei morti di Arnold Böcklin, non tanto per quanto riguarda il soggetto ritratto o la tecnica pittorica, quanto per le atmosfere che entrambi gli artisti riescono a creare e quindi a restituire all’osservatore. Il senso di mistero pervade, percorrendo un viaggio indefinito, che scorre tra reale ed immaginario proprio come in Gastaldo; una scena notturna in cui il sogno vive tra l’incubo, la fine del tutto, ma anche l’incommensurabile bellezza dell’universo.

L’uomo trova, nella ricerca di Gastaldo, un’assenza che si trasforma in presenza sostanziale e imprescindibile, anche per la lettura del significato dell’opera. Anche se la natura occupa evidentemente il ruolo da protagonista, l’Oscar come miglior attore non protagonista va assegnato senz'ombra di dubbio all’uomo, che trova qui l’espressività dei sentimenti, pur essendo raramente raffigurato o solo accennato -e quindi, in palese svantaggio nei confronti della preponderante natura. A tale proposito, il confronto con un'altra grande opera appare quanto mai pertinente: stiamo parlando del Monaco in riva al mare di Caspar Friedrich, dove un uomo solo su una spiaggia osserva impotente la forza, la potenza della natura, avvertendo così la finitezza umana al cospetto dell’infinità di quella. Un’inquietudine che però si fa esile ed imprescindibile piacere, cercando in una sottile linea di demarcazione tra la terra, l’acqua e il cielo un contatto, una relazione impalpabile di attimi senza tempo.

Facile e se vogliamo quasi scontato, ma estremamente veritiero e quindi imprescindibile, l’accostamento a Joseph Mallord William Turner, per l’intensità e i contrasti tra zone di luce e di ombra nella rappresentazione dei cieli. Una natura che però, in Gastaldo, diviene alternativamente forza dell’evento che sta per compiersi, qualche cosa che nel cielo di lì a breve si trasformerà in forza dirompente, e momento lirico, dove la serenità dell’ambiente si confonde e si fonde con i ritmi tranquilli della campagna.

Il primo approccio di Luca Gastaldo sulla tela avviene per mezzo della grafite, con un disegno che non rimane solo abbozzo iniziale, ma assume un ruolo centrale nel costrutto finale dell’opera. Spesso lasciato volutamente evidente, il disegno a matita diviene in alcune parti del quadro anche segno realizzato con la penna a sfera.

È il cielo tuttavia ad attrarre l’attenzione e l’occhio del fruitore, concepito e creato da Gastaldo avvalendosi primariamente del bitume, diluito e tagliato con acquaragia. L’artista intervenire poi con alcuni essenziali colori come il bianco o qualche goccia di blu che, unito al bitume, esplode in un indaco divampante, tanto da pervadere l’intero paesaggio.

Non è solo la percezione della vista a trovare sintonia ed equilibrio nella relazione con queste opere: Luca Gastaldo ambisce, e induce chi guarda, ad inoltrarsi nelle trame della tela con tutti i sensi, cercando -tramite l’utilizzo di elementi esterni, come profumi e suoni- di sensibilizzare e stimolare anche l’olfatto, il tatto e l’udito, in modo da potersi “sintonizzare” il più possibile con l’ambiente naturale.

Luca Gastaldo ci conduce in un itinerario che si muove attraverso i sensi, pur lasciando completamente libero il fruitore di interpretare il proprio percorso e le proprie emozioni, in modo che il pensiero possa scorrere e ritrovare liberamente l’istante in cui il ricordo giaceva silente nel reale.

 

Alberto Mattia Martini

 

5

Tra suggestioni romantiche e vibrazioni contemporanee Alessandra Redaelli

Tra suggestioni romantiche e vibrazioni contemporanee di Alessandra Redaelli
Romantic hints and contemporary vibes of Alessandra Redaelli

Il cielo è pesante, ingombro di nuvole gravide di temporale. Incombe sul paesaggio scosso da una vibrazione sorda ma incessante, una sorta di ribollire cupo che va inghiottendo tutti gli altri suoni. La natura appare paradossalmente immobile, forse vittima di un incantesimo che ne ha congelato i respiri prima che la investa, inesorabile e fatale, la potente folata di vento che annuncerà il temporale e piegherà le fronde.

 

E’ l’attimo prima della catastrofe. L’istante ineffabile e sublime che precede lo scatenarsi, la furia. In questo brandello di tempo si colloca l’opera di Luca Gastaldo. La sua è poetica dell’attesa, dell’emozione contratta nell’aspettativa, della tensione spasmodica e della paura che si stempera nella speranza. L’atmosfera che si respira nei suoi lavori è puro Sturm und Drang. Sono le nebbie di Turner e le ombre di Friedrich. E in qualche modo anche le vie fumose di Londra, quella della rivoluzione industriale cantata nelle poesie di William Blake.

 

Le sue paludi deserte e silenziose sono state abbandonate da qualsiasi forma di vita. Forse non sono mai state abitate. Non ancora. Scorci di un’intatta natura primordiale. Se vi si scorge traccia di umanità, si tratta di un’umanità più evocata che reale. Ombre fantasmatiche, forse solamente illusioni ottiche pronte a scomparire al prossimo battito di ciglia. O magari dell’umanità rimangono solo i segnali di un passaggio fugace: due mollette su un filo che vibra nel vento oppure profili di edifici che potrebbero anche essere rovine, illuminate soltanto nel breve attimo in cui la scarica del fulmine si abbatte sul terreno. E poi, subito, precipitate nell’oblio.

 

Ma di tanto in tanto, con il sapore del miracolo, all’improvviso il cielo si spalanca. E dall’orizzonte si fanno strada squarci di sereno inondati di un azzurro intenso, cangiante e ultraterreno.

 

Ora, negli ultimissimi lavori, è proprio il cielo a dominare incontrastato lo spazio della tela. Il punto di vista appare ribassato e la massa ribollente delle nuvole sembra pronta a rovesciarsi sullo spettatore, per travolgerlo insieme a tutta la realtà che lo circonda. Alla terra è lasciata solo una striscia, in basso, in fondo al quadro. A volte è poco più di un orlo su cui gli alberi, gli edifici, le persone sono ridotti a pura ombra. Altrove la sensazione è quella di un orizzonte sterminato, dentro il quale la strada si tuffa verso un viaggio infinito.

 

Romantico, anacronista e al tempo stesso modernissimo nel suo pensare l’arte come crogiuolo di emozioni, Luca Gastaldo ha scelto una tecnica complessa e originale in cui procede per sottrazione. Materia prima è il bitume, che lui stende dapprima sulla tela tagliato con acquaragia per ottenere un tono marrone chiaro. Su questa base crea il disegno con matite e gessetti, e il dipinto nasce quando usando acquaragia, stracci e pennelli l’artista leva strati di bitume e apre qua e là spiragli di luce.

 

Rifinito con nuove applicazioni di bitume, acrilici, incisioni e graffi, il lavoro, al termine del processo, si rivela agli occhi dello spettatore come qualcosa di concluso ma in qualche modo ancora in divenire, qualcosa che non avrà mai l’aria di essere davvero finito. La sensazione è quella di un sussurro costante, sottopelle. Una sorta di vibrazione febbrile giocata su sofisticatissimi equilibri chiaroscurali.

The sky is heavy and full of burgeoning thunder clouds.  It hangs over the landscape shaken by a muffled, ceaseless vibration, a sort of hollow bubbling that swallows up all other sounds.  Nature appears paradoxically motionless, perhaps spellbound by a charm that has frozen its breaths before it is struck by the relentless, fatally powerful blast of wind that heralds the storm and bend its foliage.

 

It is the moment before catastrophe strikes.  It’s the inexpressible, sublime instant that precedes the rage and fury.  Luca Gastaldo’s work is set in this fragment of time. His is the poetry of anticipation and the emotion that twitches in expectation, spasmodic tension and fear mixed with hope.  The atmosphere that is breathed in his works is pure Sturm und Drang.  It is Turner’s mists and Friedrich’s shadows.  In some way it’s also the smoky streets of the London of the industrial revolution as recalled in William Blake’s poetry.

 

His deserted, silent marshes have been abandoned by every form of life.  Perhaps they have never been inhabited.  Not yet.  They are views of an untouched primordial natural environment.  If any trace of humanity is sensed, it’s more evoked humanity than real.  Ghostly shadows, perhaps mere optical illusions ready to disappear in the blinking of an eye or perhaps only signs of a fleeting passing through are all that remains of mankind, like two pegs on a washing line vibrating in the wind or outlines of buildings that could even be ruins, lit up only in the scant second when the lightning bolt strikes the ground, and then suddenly, they are plunged into oblivion.

 

Yet every now and then, almost miraculously, the sky unexpectedly breaks open and snatches of clear sky bathed in an intense sparkling and ultra worldly azure blue shine through from the horizon.

 

In his latest works, now unchallenged, it is the sky which now dominates the space on the canvas.  The perspective seems to have been lowered and the broiling mass of clouds seems ready to pour down over the observer, in order to sweep them away along with everything that surrounds them.  Only a small strip of land is left, way down at the bottom of the painting. Sometimes it is simply a hemline on which trees, buildings and people are reduced to mere shadows. In other places there’s a sense of an endless horizon, into which the road plunges on an infinite journey.

 

Romantic, anachronistic and at the same time ultra-modern in viewing art as the crucible of emotions, Luca Gastaldo has chosen a complex, original technique in which he works by subtraction.  His raw material is bitumen, which he first spreads over the canvas mixed with turpentine in order to obtain a light brown tone. He creates his drawing on this base using pencils and chalks, and the painting is thus born when the artist removes layers of bitumen using turpentine, rags and brushes, opening up spirals of light here and there.

 

It’s finished with further applications of bitumen, acrylics, etching and scratching and at the end of the process the work is revealed to the spectator like a work that’s been concluded yet in some way still a work in progress, something that will never look like a finished piece.  The sensation is that of a constant hushed whispering.  It’s a sort of feverish vibration played out on highly sophisticated chiaroscuro equilibria.

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