Daniele Pignatelli

Daniele Pignatelli
HOPE2
PREMIATO AL ROCHESTER INTERNATIONAL FILM FESTIVAL
(NEW YORK) !!!!!!!
Single peace
Daniele Pignatelli
Hope II
2011
Pellicola super 16 mm, col.
Durata 6 min, 11 sec, loop
Daniele Pignatelli
Film-dittico FILÒ
2007 - Still Nr. 5
Pellicola 16 mm - b/n
Daniele Pignatelli
Film-dittico FILÒ
2007 - Still Nr. 15
Pellicola 16 mm - b/n
Daniele Pignatelli
Film-dittico FILÒ
2007 - Still Nr. 16
Pellicola 16 mm - b/n

Daniele Pignatelli, filmaker, ha realizzato diverse istallazioni multimediali sia in Italia che a New York.
I suoi film sono stati in concorso presso i più importanti festival cinematografici di tutto il mondo ottenendo diversi e prestigiosi premi tra cui:

53° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con il cortometraggio “Amati Matti”. Menzione speciale della Giuria Aiace

Kodak European Showcase Award for New Talents al 55° Cannes International Film Festival con il cortometraggio “Terzo° e Mondo”.

Hope1, selezionato in concorso al 24° Torino Film Festival.
Hope1 è un film di 7 minuti che è stato esposto al Museo d’arte contemporanea di San Leucio  ed ha fatto parte della mostra “Paintings” di Luca Pignatelli a cura di Achille Bonito Oliva presentata al Teatro India di Roma e al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Hope1 e Terzo° e Mondo.
Partecipazione alla 52° Edizione della Biennale d’Arte di Venezia con il patrocinio del P.S.1 MoMA di New York

Film-dittico Filò
proiettato in Piazza del Popolo a Ravenna in occasione delle celebrazioni dantesche Festival DANTE09.

Frieze Film Road Movie
Selezionato alla Frieze Art Fair 08 di Londra e trasmesso a ottobre 2008 su Channel 4

Filming around tour, documentario allegato al disco De Andrè canta De Andrè distribuito dalla Universal. (2009)

Da dove cominciano le tue dita, documentario sul rapporto padre figlio tra Fabrizio e Cristiano De Andrè.

L´installazione degli art-film 7 MARI è stata scelta da VisionLab de la Triennale di Milano come immagine rappresentativa
La film-installazione, composta da 4 film, 4/7MARI è stata esposta in Triennale Bovisa Milano 10-2010
Dal 2009 Daniele Pignatelli fa parte del team di progetto di VisionLab della Triennale di Milano.

Eternamente vivo, un documentario su poesie inedite di Alda Merini. In libreria da ottobre 2010 Sperling-Kupfer/Frassinelli.

HOPE2 (Super 16 mm. col. 6`07``, continuous loop)
Istituto Nazionale per la Grafica, Palazzo Poli/Fontana di Trevi, Roma, Dicembre 2011 – Febbraio 2012

Daniele Pignatelli - Espoarte MIA 2012

Aprile 2012

ESPOARTE
Daniele Pignatelli / Kinki Texas
Io ed esso ... ergo sum
Special Projects MIA 2012

Daniele Pignatelli AD

Luglio 2011

AD, Nr. 362, Ercole e Daniele Pignatelli. Di terra e di mare. Di Mario Gerosa.

1

Pignatelli - Intervista D`Amico

Intervista da Fortunato D`Amico a Daniele Pignatelli, 2011

FDA: In che misura appartengono al tuo lavoro valori come “ordine” e “disciplina”?
DP: Sono elementi molto importanti  e decisivi nel mio lavoro, ma sono regole personali, che partono da mie costruzioni ricavate dalla mia storia ed esperienza. Mi piace il rigore, affiancare contrasti anche in modo “matematico”. Preparo sempre una sceneggiatura di ferro per poi poter tranquillamente abbandonarmi all’improvvisazione in fase di shooting, pronto a cogliere un bagliore, una scintilla  che si intrufola dalla famosa “ porta aperta” .  Le cifre poetiche  nascono spontaneamente, per caso, durante le visioni che appaiono davanti ai miei occhi ogni volta che giro

 

FDA: Nel tuo modo di intendere il lavoro artistico attraverso la fotografia e il cinema che spazi lasci al caso?
DP: Il mio lavoro è fatto di aspetti molto tecnici, precisi e sofisticati. Ma anche “il caso” ha le sue regole: d’altra parte il mare è ingovernabile, non si possono comandare le onde e quando parto per filmare un altro dei miei “7MARI”  mi piace pensare che vado a filmare “il mare che mi merito”;   anche gli animali – protagonisti in alcuni dei miei film come AMATI MATTI, HOPE1  e HOPE2 possono essere guidati, ma poi è il loro istinto a prendere il sopravvento.
È un aspetto molto interessante questo del mio lavoro perché mi aiuta anche a perfezionare l’idea di partenza.

 

FDA: Come si comparano le rigide regole del cinema con quelle di alcuni dei tuoi soggetti come il mare e i cavalli?
DP: È molto importante avere uno schema rigoroso, dettato da precise regole tecniche, ma è fondamentale lasciare uno spazio – direi piuttosto ampio – alla natura. Direi che il mio lavoro è quello di miscelare al meglio questi due aspetti così in contrasto, ma che devono arrivare a creare un mondo completo e bilanciato. Anche il corpo umano, protagonista insieme al mare del mio film-dittico “Filò” è solo apparentemente “governabile” nella sua ostinata ricerca di un impossibile sync con la forza e il movimento del mare.

 

FDA: Un filmaker deve estraniarsi o sentirsi parte della scena da riprendere?
DP: Credo che il filmaker abbia proprio questo duplice ruolo: si estranea per vedere le scene e le immagini che devono apparire, ma poi deve immergersi e prendere coscienza all’interno della scena per “sentire” il coro di tutti gli elementi, affinchè abbia le percezioni intrinseche che lo aiutino a completare il suo lavoro.

 

FDA: Che relazione ha l'estetica con il contenuto nelle tue opere?
DP: Tutti i lavori d’arte, proprio perché tali, si basano su delle regole estetiche che trovano delle spiegazioni nelle svariate forme di “bello relativo”. Il mio “bello relativo” nasce da una poesia interpretativa soggettiva,  dalle esperienze personali, da ricordi ed emozioni vissute.

 

FDA: Qual'è la password per accedere ad una lettura corretta dei tuoi lavori?
DP: Cifra poetica è la password: leggere al di là delle immagini, estenderne il significato intrinseco ad altri contesti di esperienze soggettive. Proprio per l’aspetto che dicevo prima, di lasciarsi guidare anche da momenti di puro istinto, la lettura deve essere libera e deve far anche un po’ sognare

 

FDA: Perchè hai privilegiato l'arte filmica e la fotografica rispetto ad altre forme di comunicazione?
DP: Io sono un filmaker. Ho sempre usato la fotografia per prendere appunti. Oggi nei miei nuovi  lavori “INSIDER” utilizzo contemporaneamente  i due mezzi espressivi  proiettando i miei film e fotografandomi al loro interno.

 

FDA: La neve nei tuoi film, un intercalare metereologico costante. Perché?
DP: La neve è per me legata a ricordi infantili; trovo che la neve abbia quel “in sé” di magia che sprigiona un alone di pace, silenzio, sospensione e per questo capace di portare un’introspettiva meditazione quasi onirica.

 

FDA: Il cinema e la fotografia possono estremizzare delle situazioni temporali trasportandoci avanti e indietro nel tempo. Le tue narrazioni filmiche con quali coniugazioni verbali si esprimono?
DP: Le mie narrazioni filmiche non hanno tempo, è una scelta che permette libertà intellettive per avvicinarsi di più ai miei lavori.

 

FDA: Il cinema promuove "sogni ad occhi aperti" con un grado di credibilità superiore a quello di altri mezzi di comunicazione. C'è una responsabilità sociale dell'artista nelle cose che egli propone?
DP: Certamente, credo che la responsabilità sociale sia fondamentale per un artista, e l’arte in generale ha questo importante ruolo di stimolare la società a cercare nuovi significati per svilupparsi, procedere e avanzare: l’emozione è il moto di tutto

 

FDA: Che cosa è cambiato nel linguaggio contemporaneo della cinematografia?
DP: Ogni epoca ha il proprio linguaggio artistico, ovvero poetico. Quello che  cambia è lo scenario storico che detta nuove esigenze concettuali sociali per affrontare le trasformazioni, e la comunicazione è appunto il linguaggio con cui queste novità si esprimono. Credo che questo linguaggio contemporaneo sia basato sulla necessità di genuinità e verità dei significati, per ricreare una fiducia del tempo.

 

FDA: Perché nei tuoi film i cavalli sono protagonisti surreali e imprevisti del racconto. Che rapporto hai con loro?
DP: Quello che è imprevisto nei miei racconti non sono i cavalli – come in HOPE2 che ho appena finito di girare – o gli asini – come in HOPE1  - ma le loro azioni istintive, i comportamenti puri e semplici che fanno mantenere ai miei lavori la struttura di un’arte sincera,; per questo riesco a creare con loro un rapporto di totale rispetto che permette anche alle mie immagini di “crescere”.

 

FDA: Che cosa stai cercando di raccontare al pubblico attraverso la tua arte?
DP: Vorrei che la mia arte venisse usata come un mezzo per saltare fuori dalla realtà per un momento e per buttarsi in una sorta di libertà introspettiva che abbia il coraggio di riconoscere certi valori e sensazioni personali e soggettive.

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