Christiane Draffehn

Christiane Draffehn
Am See
2013 - 60x100 cm
Edition 1/6
Elaborazione digitale su Silverprint
Digital elaboration on Silverprint
Christiane Draffehn
Der Wolkenwald
2013 - 60x100 cm
Edition 1/6
Elaborazione digitale su Silverprint
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Christiane Draffehn
Der Bassist
2013 - 60x100 cm
Edition 1/6
Elaborazione digitale su Silverprint
Digital elaboration on Silverprint
Christiane Draffehn
Das Dinner
2013 - 40x70 cm
Edition 1/6
Elaborazione digitale su Silverprint
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Christiane Draffehn
Das Spiel
2013 - 40x70 cm
Edition 1/6
Elaborazione digitale su Silverprint
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Christiane Draffehn
Das Buch
2013 - 60x100 cm
Edition 1/6
Elaborazione digitale su Silverprint
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Christiane Draffehn
Der Ast
2013 - 60x100 cm
Edition 1/6
Elaborazione digitale su Silverprint
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Christiane Draffehn
Der Eisbär
2006 - 40x54 cm
Edition 1/6
Elaborazione digitale su Silverprint
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Christiane Draffehn
Die Blase
2005 - 60x80 cm
Edition 1/6
Elaborazione digitale su Silverprint
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Christiane Draffehn forms the beginning of her exciting creations like a Freudian stage designer, being also the writer of the bizarre plays within in personal union. The combination of amazing virtuosity and perfection in photographic and postproduction techniques with a most unique and individual artistic language opens up an unlimited space for a journey in secret environments of before unseen surreal fantasies. Based in Berlin and beside her originally studied profession as a painter, Christiane worked for several years as photographer, illustrator and artwork- and graphic designer for record companies, magazines, music and book publishers. Since the mid nineties as an independent artist she went through different experimental levels, resulting in opening up new and exciting horizons in developing and staging her refined and sophisticated photographic art and creating a very unique and personal style. Since then this became her main field of artistic expression. She has exhibited in Europe and the US and has a vast following of international collectors.

 

Selected Solo Show

2012
Solo Show, Milan Image Art Fair (MIA), Superstudiopiù, Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter, Milano

2010
Christiane Draffehn, costruttrice di sogni
, Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter, Milano. Curatrice: Alessandra Redaelli

 

Selected Group Show

2013
PHOTOMA - Sensazioni da mondi interiori
, Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter, Milano

2012
Terra Arte XII edizione
, Paternopoli (AV). Curatore: Fortunato D`Amico
Biennale d´Arte di Ptuj
, Slovenia

2011
Adamà. Cantica per la terra
, PaRDeS, Mirano, Venezia

2010
Germania in galleria
, Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter, Milano

 

Art Fairs

2013
BAF, Bergamo Arte Fiera

2012
Art Verona
Arte Piacenza

2011
The Others, Torino
Art Verona
Step, Milano
Lucca Elegance
AAM, Arte Accessibile Milano
BAF, Bergamo Arte Fiera

2010
Art Verona
Step, Milano
BAF, Bergamo Arte Fiera

Draffehn Arte 2010

Novembre 2010

Arte Nr. 447: Christiane Draffehn. Collage digitali. Surreal-chic di Anna Peregrini

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Christiane Draffehn, costruttrice di sogni di Alessandra Redaelli

Christiane Draffehn, costruttrice di sogni di Alessandra Redaelli

Un ghepardo addormentato in una vecchia cucina dai muri scrostati, un cancello gotico soffocato di rampicanti che delimita un pezzo di mare; giganteschi animali acquatici che abitano vecchi appartamenti bohémien e principesse vestite di corolle di fiori solo appena appassiti. L’immaginario di Christiane Draffehn è fervido e carnale, gremito di simbolismi a volte riconoscibili a volte noti solo all’artista. Nelle sue scene lunari, stranianti, abitate da creature impossibili – ibridi tra umani e animali o tra animali e piante – è facile leggere sottotraccia la lezione di Dalì. Ma è una suggestione che l’artista stempera subito nella pacata serenità di una composizione ordinatissima, elegante, pulita, non lontana per certi versi dalle atmosfere patinate della fotografia di moda. A volte, paradossalmente, Draffehn si rivela addirittura minimalista: un’architettura squadrata, un uccello dal corpo di foglia, una fanciulla sdraiata con un anemone al posto del viso, una scala, un paesaggio nuvoloso in lontananza. E poi c’è la scelta, tutta emotiva, di un colore dominante: verde acido, bianco lattiginoso, viola carico e pesante. Perché Draffehn sa bene che, proprio come la musica, il colore detiene il potere dell’immediatezza. E la comunicazione arriva forte e chiara dall’occhio al cuore.

Ogni più piccolo dettaglio dei suoi giganteschi, ipnotici collage fotografici (da 50 a 100 componenti diversi per ogni opera, come spiega l’artista non senza un certo giustificato orgoglio) proviene dall’immenso archivio che Draffehn ha creato negli anni: la figura di un ragazzo catturata su una spiaggia italiana, il mobile scovato in un mercato delle pulci parigino, il vassoio conservato in un museo austriaco di arte antica, la pietra di una strada di campagna, l’animale esotico visto in uno zoo tedesco. E poi prati, cieli sterminati, paesaggi. E anche piccole sculture create dall’artista stessa con i materiali più impensabili. Draffehn li assembla senza avere prima un’idea precisa di quello che sta creando. Stravolgendo liberamente le proporzioni per enfatizzare ciò che in quel momento è per lei il fulcro dell’azione, il protagonista. Procede in maniera totalmente istintiva, emotiva, mettendo in atto una sorta di flusso di coscienza visivo, un percorso per immagini di libere associazioni freudiane. Scoprendo all’improvviso dentro di sé ricordi che credeva seppelliti, sentimenti che aveva rimosso.

La sensazione, per chi si trova davanti all’opera finita, è spiazzante. Come essere precipitati di colpo dentro un sogno già fatto ma di cui si sono perse, momentaneamente, le coordinate. E ci si ritrova lì, irresistibilmente intrappolati da un piccolo dettaglio che fino a un attimo prima ci era parso insignificante, a scavare febbrilmente nella propria memoria.

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Draffehn - Intervista Francesca Di Giorgio

Christiane Draffehn. Intervista di Francesca Di Giorgio, 19-11-2011

«Un ghepardo addormentato in una vecchia cucina dai muri scrostati, un cancello gotico soffocato di rampicanti che delimita un pezzo di mare; giganteschi animali acquatici che abitano vecchi appartamenti bohémien e principesse vestite di corolle di fiori solo appena appassiti…». Inizia così il testo di Alessandra Redaelli scritto per la personale di Christiane Draffehn da Bianca Maria Rizzi. Nonostante il lavoro della Draffehn spinga a letture mai univoche non esiste, forse, miglior modo di questo per iniziare a parlare del suo lavoro. Da un racconto, una descrizione minuziosa che si perde nei meandri dell’immaginazione. Si deve partire dalla messa in scena, da ciò che appare ma non è, dall’equilibrio instabile di elementi certi e conosciuti più dalla mente che dall’occhio che mentre guarda vaga, contemporaneamente, in altri territori…

 

Sono curiosa di sapere chi è Christiane Draffehn. I tuoi lavori raccontano… E tu? Quali parole useresti per descriverti?
Presumo tu preferisca la versione ridotta della storia!…
Disegno e dipingo costantemente come una bambina… La comunicazione visiva sembra essere la mia lingua madre. Mi sento più a mio agio nel mio lavoro che è la mia vocazione. Qualcuno potrebbe anche dire che sono io stessa il veicolo per il mio lavoro. Mi piace anche stare per strada ed esplorare ciò che non si conosce, fotografarlo e incorporarlo nelle mie immagini. Spesso in un’immagine sola, sotto uno stesso cielo convivono oggetti, persone ecc… che possono provenire da tanti paesi differenti. Mi sento molto privilegiata di poter fare quello che so fare meglio.

 

Hai iniziato la tua carriera come pittrice negli anni ’80. Da quegli anni cos’è cambiato nel tuo modo di fare arte? Cosa ti ha condotto al passaggio dalla pittura alla fotografia?
Per lungo tempo ho dipinto esclusivamente ad olio, è stato un periodo intenso e meraviglioso in cui ho attraversato varie fasi artistiche e forme d’espressione… ma la mia immaginazione era molto più veloce della mia mano con il pennello così sono andata alla ricerca di un medium che potesse mettere in pratica velocemente e in maniera perfetta le mie idee e ho cominciato ad avere a che fare intensamente con la fotografia. Negli anni precedenti avevo lavorato anche con differenti tecniche di collage così è stato naturale unire questi due elementi in una nuova e per me eccitante relazione. Fotografavo come una pazza e usavo le foto in sequenze di lavoro sempre più digitale. Con questo tipo di strumenti sofisticati ero in grado di immergermi in modo più profondo in una nuova ed entusiasmante dimensione espressiva e di dar forma ai miei mondi fantastici.

 

Il tuo lavoro permette di iniziare ad ogni sguardo un viaggio fantastico, popolato da cose, animali, creature ibride. Da dove arrivano questi soggetti? La tua immaginazione è accesa da …?
Come dicevo nella mia immaginazione c’è tutta la mia vita, la mia lingua madre ecc. . Ad esempio le abitudini degli uomini sono abbastanza simili a quelle degli animali, quando si descrive una situazione particolare. I paesaggi riflettono l’umore, l’atmosfera della scena che vi si svolge all’interno. La persona, il suo atteggiamento, l’aspetto, la corporatura ecc., sono in scena e rappresentano “gli stati d’animo”, il significato speciale. Molti elementi sono in bilico tra ordinarietà e bizzarria.

 

Da The Guardian, The Siesta, The Lover a The Files, Visiting Uthea e Caught – solo per nominare alcuni tuoi lavori – suggerisci mondi alternativi. Come costruisci i tuoi set?
Forse come un teatro, anche se non vi è uno scenografo con un arsenale infinito ma solo foto dal mio archivio. A guidare tutto è l’idea o l’ispirazione e il resto è poi affidato al lavoro, alla scenografia, all’illuminazione, ai tanti modelli campioni, agli attori, alla messa in scena ecc.. A volte c’è un’immagine fatta di parti di un intero mondo: una sedia da un mercato delle pulci di Berlino, una nave da un museo di Vienna, un pezzo di pavimento di pietra da Roma, una pianta dalla Florida, un animale esotico dallo zoo di Londra, un cielo dalla Scozia, una lampada da un vicolo di Shanghai e una donna da Mosca.

 

È inevitabile. La ricchezza delle visioni che proponi mi spinge a pescare nella storia dell’arte… Quali sono i tuoi riferimenti? Chi c’è nel tuo archivio della memoria?
Forse, gli artisti più importanti per me sono: Leonardo Da Vinci, Picasso, Kandinsky, Ernst, Richter. Ma la lista è decisamente incompleta. Di Ernst in particolare mi attrae il linguaggio Dada e Surrealista. René Creval, scrittore surrealista, lo definiva: «Il mago degli spostamenti quasi impercettibili».
Per la fotografia: Cartier-Bresson, Lindbergh, Saudek, Arndt and Poliza e molti altri fotografi di paesaggio o di moda. Ma per me sono anche molto importanti le meraviglie del misterioso mondo sottomarino e la rappresentazione dei micro-mondi.

 

Cosa mi dici delle esposizioni? Dove potremo trovare il tuo lavoro?
Il mio lavoro da pittrice è un lungo capitolo così come quello del graphic design nel campo della moda, dell’illustrazione per l’editoria o la creazione di opere d’arte per case discografiche internazionali. Ma non voglio deconcentrarmi dalla mia attuale attività e mischiare mondi e storie differenti. Per quanto riguarda i lavori fotografici, iniziati alla fine del 2004, dopo un lungo periodo di ricerca e sperimentazione, sono stata rappresentata in esclusiva – fino alla metà del 2009 – da Art Photo Expo negli Stati Uniti, esponendo per la prima volta ad Art Basel Miami nel 2007.
Alla fine del prossimo anno ci saranno due mostre in programma in Sud America e a Shanghai e un importante progetto editoriale verrà pubblicato nel 2011.

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