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Senza titolo
100x100cm
Tecnica mista su lastra di metallo
2003


D TAO



D TAO (Dario Milana) vive e lavora a Milano, dove è nato nel 1941.

 


2007 MiArt,GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano
2006 Collettiva "TransumArt", a cura di Chiara Canali, Bedonia (PR), GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano in collaborazione con il Comune di Bedonia (catalogo)
MiArt,GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano
2005 Collettiva "Dimensione materia", a cura di Mimmo Di Marzio, GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano. In contemporanea presso lo Spazio Stresa6, Milano
2004 Salone del Mobile, evento fuori salone: "Ritorno alla materia", Spazio Via Tortona, Milano
2003 Collettiva "Impronte", organizzata dall'Associazione Culturale ARTEventi, CAM, Corso Garibaldi, Milano
 
   
   
   
   



D TAO

Mimmo Di Marzio - Viaggio nella materia

Superfici scabre, graffiate e incise, bruciate e parzialmente accartocciate su se stesse, macchie, spaccature, cracquelures, piani alterati, corrotti e usurati sui quali campeggiano agglomerati materici - coaguli metallici o escrescenze resinose - piccoli corpi solidi che si stagliano, solitari, sullo sfondo: materia che si deposita su altra materia, come in un processo di stratificazione geologica, in accumuli apparentemente casuali.
Metalli, segature ferrigne, plastiche e resine combuste e fuse, catrame e polveri: Dario Milana rappresenta la materia attraverso la materia stessa, senza mediazioni. Nessuna volontà mimetica né velleità rappresentativa, solo materia, tangibile e muta, che presenta tautologicamente se stessa. La materia è concretezza, corporeità, presenza nel mondo: è ingombrante e occupa uno spazio fisico, pertanto è irriducibile alla bidimensionalità della superficie del quadro, ma si estende, collocandosi in un territorio liminare tra la pittura e la scultura. Non quadri ma Squadri - questo è il titolo principale di tutti i lavori dell'artista -, oggetti a due facce, collocati nello spazio, superfici aggettanti che aspirano a una dimensione ambientale: né pitture né sculture né rilievi, che si dànno in assoluto come pura presenza.
LA SCOPERTA DELLA MATERIA
Dario Milana ha scoperto quasi per caso la forza espressiva della materia nell'incendio accidentale del suo laboratorio scenografico: legno e resine combuste, lamiere bruciate, plexiglas e pvc fusi. Nello spettacolo desolante del capannone devastato dalle fiamme Milana è rimasto affascinato dall'inedita bellezza dei materiali arsi: quegli stessi materiali utilizzati per altri scopi - per costruire oggetti e definire spazi - mai considerati come un fine ma solo come un mezzo, si sono manifestati in tutta la loro forza espressiva al punto da indurlo a intraprendere una ricerca, appunto, sulla pregnanza della materia.
Ha iniziato così a utilizzare direttamente i materiali grezzi, accostando frammenti, colori, textures, realizzando gli Squadri che non rimandano ad altro che alla realtà concreta della materia. Milana, moderno alchimista, interviene bruciando, incidendo e modificando ferro, lamiere, resine, per poi riunirli in insiemi che rifiutano una figurazione riconoscibile ed estrinseca, organizzati secondo regole di armonia ed equilibrio che potremmo definire classiche, con una chiara distinzione tra figura e sfondo, ordine e bilanciamento nella distribuzione delle masse e dei colori. Nelle composizioni prevalgono equilibrio e staticità, la materia si mostra come oggetto di contemplazione, rimanda al concetto di durata e stabilità, allude a un eterno presente. L'artista attua un azzeramento per concentrarsi sulle qualità formali della materia, che è al tempo stesso supporto e figura-forma. Materia come materia, essere nel mondo.
INATTUALITÀ DELL'INFORMALE.
I rimandi storico artistici più evidenti del lavoro di Milana sono da rintracciarsi nell'Informale e specificamente nella ricerca di Alberto Burri e di Antoni Tàpies ma anche Lucio Fontana, nell'utilizzo del frammento sulle superfici con esiti quasi barocchi.
Data l'evidente eredità stilistico-formale, il lavoro di Milana può apparire un anacronismo: la parabola dell'Informale, nelle sue diverse accezioni, si è infatti conclusa nella prima metà degli anni settanta. L'Informale nasce nel secondo dopoguerra con un preciso risvolto ideologico, come contestazione, in termini formali, del quadro e dell'opera d'arte intesa come semplice mezzo per rappresentare contenuti altri, è espressione della sfiducia del razionalismo e della storia e della volontà di affermazione dell'io, della propria soggettività e del proprio vissuto, in aperto contrasto con la società tecnocratica insensibile e omologante. L'Informale è un grido romantico, che afferma la priorità dei valori umani, che manifesta il malessere della società del benessere, è l'espressione diretta di questo disagio. L'artista si pone in una condizione di sospensione, rifiuta l'aspetto programmatico, progettuale per assumere il presente inteso come attimo contingente della creazione e unica verità possibile: niente rappresentazione ma presentazione, non figura ma materia, che diventa metafora della propria esperienza soggettiva. Si riaffermano così, di conseguenza, i valori specifici della pittura: forma, valori cromatici, equilibrio, proporzioni, composizione e organizzazione, che si danno allo stato puro, senza rimandare ad altro da sé, a una qualsivoglia figura esterna. Ogni lavoro è una manifestazione di un processo, di un'azione sulla materia che presenta se stessa, una testimonianza.
La ricerca di Milana si colloca in questa direzione: attualizza la poetica informale alla luce della contemporaneità, riportando al centro del lavoro i valori del fare artistico, le qualità della materia come colore e forma, composizione e armonia. Il fascino degli Squadri non sfugge, comunque, alle suggestioni create dal realismo dei materiali: le superfici corrose, segnate e caliginose e i grumi materici depositati sui piani evocano paesaggi desertici visti a volo d'uccello, pianure solitarie e riarse, panorami lunari o marziani accesi da un rosso intenso o affondati nel blu oltremare, territori inesplorati costellati da frammenti di meteoriti giunte da spazi siderali o concrezioni organiche di inedite forme di vita, e ancora residui accidentali di antiche esplosioni vulcaniche. La suggestione indica percorsi interpretativi che corrono sul filo di affinità e impressioni, in un gioco di rimandi e somiglianze più o meno precise: la concretezza fenomenica dei materiali autorizza fantasie naturaliste, che rinnovano il tema del paesaggio, inteso nel senso più ampio, come rapporto uomo-natura. Il riferimento realistico dei materiali assunti a opera d'arte è però irriducibile a un facile mimetismo. Allora, qual è il senso del lavoro di questo artista che attinge da un linguaggio apparentemente inattuale? La vitalità del suo lavoro sta nell'attualità di un sentire - che richiama quello dell'Informale storico, che come affermava Argan "non è una corrente, meno che mai una moda; è una situazione di crisi e precisamente della crisi dell'arte come scienza europea" , è manifestazione di un periodo di crisi, che ricongiunge idealmente la nostra contemporaneità a quegli anni e ne rende vitale il linguaggio.

 

 

1 Giulio Carlo Argan, L'arte moderna 1770-1970, Firenze, Santoni, 1972, p 634.