| |
|
|
|
Alaska
High Glossi
210x195 cm
Tecnica mista su tela
2007
|
|
|
Rodeo
210x190cm
Tecnica mista su tela
2007
|
|
Kinki
Texas
|

Kinki
Texas alias Holger Meier è nato nel 1969 a Brema (Germania)
dove vive e lavora. Dal 1987 espone in diverse mostre personali
e collettive. Dal 1994 lavora con tecniche digitali e dal 1999 è
specializzato in animazione tridimensionale, installazioni di video
e video di musica. Nel 2005 si laurea in Lettere e Filosofia all´Universitá
di Brema.
|
|
| 2008 |
Art(Verona, GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano
Collettiva “Repertorio d´artista” a cura di Emanuele Beluffi, Studio Dei Notai Laurini Clerici, GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano (catalogo)
ART/CO´(Como Arte Fiera), GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano
Personale „Kinki Anno Zero“ cura di Ivan Quaroni, Galleria Il Torchio – Costantini Arte Contemporanea, Milano
Finalista “Bremer Förderpreis 2008”, Städtische Galerie am Buntentor, Brema
BAF (Bergamo Arte Fiera), GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI e Galleria Il Torchio – Costantini Arte Contemporanea, Milano
Collettiva “Teaser. A short preview into 2008”, Galleria Goethe 2, Bolzano |
| 2007 |
St-art,
Strasburgo, Galleria Il Torchio Costantini Arte Contemporanea,
Milano
Arte Padova, Galleria Il Torchio Costantini Arte Contemporanea,
Milano
Collettiva Segni viaggio nel disegno contemporaneo
a cura di Mimmo Di Marzio, Endemica arte Contemporanea, Roma
(catalogo)
Art(Verona, Galleria Bianca Maria Rizzi, Milano
International Art Fair Zurigo, Galleria Bianca Maria Rizzi,
Milano
Collettiva Segni viaggio nel disegno contemporaneo
a cura di Mimmo Di Marzio, Casa d´Arte San Lorenzo (catalogo)
Personale Tuoni e fulmini visivi nel Kinki-Texas-Space
a cura di Alessandro Riva e Paolo Manazza, GALLERIA BIANCA
MARIA RIZZI, Milano (catalogo)
Charge Festival, Bialystok, Polonia
kunStart Bolzano, Galleria Il Torchio Costantini Arte
Contemporanea, Milano
TEASE Art Fair Colonia, Flying Art Gallery, Ibiza, (Spagna)
MiArt, GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano
Finalista Bremer Förderpreis 2007, Städtische
Galerie am Buntentor, Brema |
| 2006 |
Art(Verona,
GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano,
Collettiva Giornata del Contemporaneo a cura di
Chiara Canali, Castello Sforzesco, Milano
Collettiva Etnie, a cura di Alessandro Riva, Palazzo
Durini, Milano, courtesy GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano
Personale The Opposite of Bardot, Flying Art Gallery,
Ibiza, Spagna
Collettiva Hansepol Neue Wege durch Kunst,
Amburgo
Collettiva ALLARMI II: Il cambio della guardia,
presentato della GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano, Caserma
De Cristoforis, Como (catalogo)
Collettiva Fuoco amico, a cura di Cecilia Antolini,
Emergency, Como (catalogo),
presentato della GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano
Riparte Art Fair Napoli, GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano |
| 2005 |
Riparte
Art Fair Roma, GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano
Bipersonale con Julia Von Troschke Mangiatori di patate,
a cura di Marta Casati, GALLERIA BIANCA MARIA RIZZI, Milano |
| 2004 |
Bipersonale con Anja Fußbach Unsere kleine Farm,
Galerie im Park, Brema
Mostra collettiva Screen Spirit, Städtische
Galerie, Brema |
| 2003 |
Mostra personale Rio Lobo Motion, a Lobo, Texas
USA |
| 2002 |
Mostra
personale Kinky Texas, Künstlerhaus Mousonturm,
Francoforte |
| 2000 |
Mostra
personale Eat me Texas, Galerie Fruchtig, Francoforte
Mostra collettiva Elvis Art, Tip Top INN-Galerie,
Brema |
| 1999 |
Mostra
collettiva Adventskalender, Galerie Fruchtig,
Francoforte
Mostra bipersonale con Tobias Lange Exorcism be damned,
Tip Top INN-Galerie, Brema
Mostra collettiva The Elvisroom, Galerie Saloon,
Amburgo |
| 1998 |
Mostra personale Kinky Texas Graffitis, Galerie
Herold, Brema |
| 1997 |
Mostra collettiva Testreihe Gegenwart T12, Galerie
F 18 Institut für Kunst, Information und Technologie,
Amburgo |
| 1996 |
Mostra
bipersonale con Tobias Lange Heldenbilder, Galerie
im Güldenhaus, Brema |
| 1995 |
Mostra personale Roman Nase as Buffo Kill, Galerie
Christian Just, Brema |
| 1994 |
Mostra
bipersonale con Udo Steinmann, Galerie im Güldenhaus,
Brema |
| |
|
Progetti
|
|
| 2004 |
Video musicale song nr. one (TRASHMONKEYS)
diverse presenze su MTV |
| 2003 |
Film breve Interloop (CHUNG) |
| 2002-2005 |
Kinky
Texas TV-Spezial |
| |
|
|
|
|
|
|
|
KinKinki
Texas
|
|
Tuoni
e fulmini visivi nel Kinki-Texas-Space
Alessandro
Riva
Non
è arte di strada. Non è strascico dal vago retrogusto
pop, o neo-pop di ritorno. Non è pittura laureata, nata
apposta per entrare, già precotta, in un museo. Dopotutto
non è arte concettuale, e neppure art brut. Non è
un videogioco, anche se alle volte ne assume le sembianze, e neppure
videoarte. Non è semplice animazione, nè tantomeno
fumetto mascherato. È lo spazio ambiguo di un racconto
sincopato che si va costruendo, quadro dopo quadro, o frame dopo
frame, tra immagini spiazzanti, segni, frasi, accenni di discorsi,
stranissimi animali, personaggi allucinati, simboli, colori, retaggi
religiosi o mitologici, strane creature provenienti dalla notte
più profonda dell´inconscio collettivo, schiuma di
concetti e di retropensieri senza apparente rigore narrativo rimasti
impigliati sottotraccia, quasi casualmente, nella griglia saettante
tra i recessi del nostro immaginario più remoto. È
lo spazio arcano e misterioso di un disordinato deliquio dei sensi
e della mente, è l´espansione del pensiero e della
coscienza senza i freni inibitori delle convenzioni dei linguaggi
artistici. È nient´altro che il Kinki-Texas-Space.
Capita assai di rado, nella scena del contemporaneo, di trovare
artisti che abbiano completamente ridefinito lo spazio del proprio
intervento visivo e concettuale secondo una logica assolutamente
unitaria, del tutto autoreferenziale e autoconclusa, nella quale
ogni elemento pare concorrere non solo a creare, compositivamente,
lo spazio interno del singolo dipinto (o del singolo video), ma
anche ad aggiungere, via via, un minuscolo tassello al grande
affresco del proprio inesausto immaginario, secondo un progetto
solo apparentemente disordinato e illogico, ma in realtà
quantomai ferreo, coerente e rigoroso. Questo, oggi, sembra saper
fare, con straordinaria naturalezza e freschezza narrativa e iconica,
quello strano cantastorie dell´assurdo che è Kinki
Texas.
Creatore di complesse trame visuali nelle quali ogni singolo elemento,
ogni segno, ogni traccia, ogni parola paiono miracolosamente concorrere
a un unico disegno, pur senza mai aver l´aria di voler cercare
un fulcro, un centro, una coerenza iconica d´insieme, Kinki
Texas è insieme artista di pensiero e d´istinto,
di testa e di pancia, filosofo d´un pensiero frattale, non
lineare e volutamente discontinuo, e giocoliere delle immagini
depositate nel profondo della nostra psiche, artista dalle mille
anime e dagli infiniti cortocircuiti intellettuali e visivi, e
decrittatore, più o meno involontario, dei segreti recessi
del nostro immaginario privato e collettivo.
Acido, strafottente, surreale, sferzante e mai consolatorio, Kinki
Texas gioca a rimpiattino con i miti della cattiva coscienza occidentale
e con gli ismi del conformismo artistico ufficiale,
sfotte i borghesi e si prende gioco della rivoluzione, fa il verso
ai miti della società dello spettacolo integrato e sputa
sulla tomba degli eroi dell´anticonformismo di maniera,
è seduttivo e dolce quando meno te l´aspetteresti
e rivoltante, offensivo, sputasangue, antigrazioso quanto oggi
pochi artisti hanno il coraggio o la ferocia di essere. Kinki
Texas si traveste da punk con i borghesi e da borghese con i punk,
è sciocco, sarcastico, beffardo, selvaggio e irriverente
come uno di quei sogni assurdi e allucinati che ci capitano alle
volte tra capo e collo in una notte di burrasca, e dai quali non
riusciamo più a scollar la mente senza mai trovarne il
bandolo, o il ricordo esatto di che cosa sia accaduto e di come
si dipanasse la sua trama; chiedendoci poi, per giorni e giorni,
da dove diavolo saltasse fuori quel tal personaggio con quella
strana maschera sul volto, del quale non riusciamo più
a trovare il senso o a riconoscere la fisionomia, e che cosa mai
facesse, ma di cui sappiamo, inconsciamente, che ci ha lasciato
questo strano senso d`inquietudine, come di un qualcosa che ci
colpisce e non ci vuol lasciare, che ci attrae e ci infastidisce
sottilmente, come quei pensieri ansiosi e pazzi ed ossessivi che
si rincorrono e si srotolano da soli nella nostra mente, senza
che li abbiamo né cercati né voluti, e che tuttavia
non siamo poi più in grado di scacciare.
La loro realtà non è la nostra, racconta
Kinki Texas a proposito dei suoi curiosi personaggi. Loro
dice - vivono nella dimensione che racconto nel mio Kinki-Texas-Space.
Benvenuti, allora, voi che all´arte non chiedete solo consolazioni
e belle forme, che non volete mettervi in salotto qualcosa solo
per sembrar più furbi e intelligenti in società,
voi che dell´arte amate ancora le scudisciate e i pugni
nello stomaco, che godete nel rigirare il coltello nella piaga
del vostro immaginario: benvenuti, tutti voi, nel luogo dove non
c´è happy end che tenga, dove le voci dei vostri
incubi più oscuri hanno un nome e un volto, dove i personaggi
disegnati prendono vita e i suoni si tramutano in colori. Benvenuti
nel Kinki-Texas-Space e che Dio vi aiuti a ritrovar la
strada del ritorno.
|
|
Kinki
TexasKinki
Texas
|
|
IL
COLORE DEL ROCK
NEI DIPINTI DI KINKI TEXAS
CUn
eccentrico, raffinato e anarchico rockettaro. Appassionato di
animazione tridimensionale. Specializzato in installazioni videomusicali.
Amante dei film western al punto da scegliersi come irriverente
pseudonimo Kinki Texas. Holger Meier, alias Kinki
Texas, vuole confondere le acque. Creare intorno a se stesso un
disordine programmato. Spargere nellaria polvere di calcinacci
e frastuono. Senza riuscirci del tutto. Quel che risulta dai suoi
quadri è che Meier è prima di tutto un pittore.
Nel senso genuino del termine. Vien da pensare al cinquecentesco
Jacopo Comin o Robusti, detto il Tintoretto o anche
il Furioso per via di quel modo rapace e veloce di
aggredire le tela che gli valse questi nomignoli dai suoi coetanei.
Nonostante le apparenze e lalone border-line costruitosi
intorno, Kinki Texas offre, attraverso la sua pittura, la contraria
certezza dessere una persona molto raffinata e sensibilissima.
Le grandi dimensioni e le figure caricaturali e violentissime
costituiscono un ulteriore muro, di vetro, tra il mondo e la sua
anima. Potremmo parlare a lungo dei soggetti, tutti trasformati
in luoghi pittorici allinterno delle singole opere, grazie
a una scrittura enorme e gocciolante, trasversale e onirica. Ma
ancora sarebbe come accettare il luogo dello slittamento linguistico,
dello smarrimento semantico, operato dallartista per allungare
il percorso estetico verso le sue immagini. Quasi come lidea
del sentiero freudiano della sublimazione. Le vere tracce degli
impulsi di Meier sono i colori. Gli straordinari accostamenti
di tinte pastellate con rossi cinabro. Il rosso è il colore
più forte in natura e nel contempo quello più raro.
Kinki Texas si arrotola su furiosi rodei immaginari, fulminanti
allucinazioni violente e quasi sadomaso per comporre opere delicatissime,
fiabesche e ornamentali. E questa la vera potenza della
sua pittura. Che offre immediatamente allo spettatore la necessità
di uno spostamento del senso. La sua tavolozza quasi aurorale
costruisce il fondo delle immagini violente. E magicamente le
circonda. Le semplifica. Le ammansisce. Lobbligato e sin
troppo semplice rimando conduce questi dipinti alle immagini del
newyorchese Jean-Michel Basquiat. Ma a guardar bene le anime dei
due pittori sono diversissime. Quasi opposte. Il geniale e amatissimo
Willem de Kooning amava spesso ripetere che ogni pittore
intelligente ha in testa lintera storia della pittura moderna
che costituisce loggetto della sua arte. Tutto ciò
che dipinge è un omaggio o una critica a quella storia
e tutto ciò che dice è una nota ad essa. Kinki
Texas mostra linedita capacità di dipingere musicalmente.
I suoi grandi lavori sembrano sì, loro stessi, brani di
musica rock. Le martellate sui tamburi arrivano dalle larghe pennellate
e gli accordi scatenati dai fluenti disegni di figure e dai bagliori
del rosso. E qui invece vien da pensare a Lyonel Feininger, il
maestro nato nel 1861 negli Stati Uniti, ma di origine tedesca,
che dallo studio del violino (entrambi i suoi genitori erano musicisti)
giunge progressivamente allamore per la pittura avvicinandosi
prima ai Fauve e al cubismo. Per poi approdare nel 1912 allatelier
Zehlendorf a Berlino, dove lavora con gli artisti del Die
Brücke stringendo amicizia con pittori come Erich Heckel,
Alfred Kubin e Karl Schmidt-Rottluff. Anche Feininger ha una struttura
compositiva di molte sue opere che rimanda quasi inconsciamente
a una partitura musicale. I lavori di Kinki Texas sono dei veri
concerti pittorici. Consiglio di ascoltarli con grande attenzione,
senza farsi sfuggire i passaggi dal tema centrale ai vari assolo
strumentali. Con un elemento essenziale: che il colore ha preso
il posto delle note. E lultimo ammonimento, che arriva ancora
dal sommo de Kooning: la carne -scriveva- è il motivo
per cui è stata inventata la pittura. Quella fermata
nei dipinti di Meier appare lacerata e lacerante. Ma nasconde
leco di un potente quartetto darchi di Franz Jospeh
Haydn. Alla faccia dei Rolling Stones.
Milano,
aprile 2007
Paolo Manazza
|
|
KiKinki
Texas
|
| Un
mangiatore di patate
Cè
chi, da solo, ottiene la salvifica pozione. Senza ricorrere a
sostegni esterni, di qualsiasi possibile natura o forma. Holger
Meier si traveste da terapeuta e raggiunge la salvezza, da solo.
Si procura il medicamento alla ferita nellattimo prima creata(si).
Kinki Texas (preferisce autodefinirsi così, con un apostrofo
nominale in cui si assapori porzione della passione country) è
un agile circense che si muove in ambiti liminari. Tra crinali
dalle anguste strettoie, dove è facilissimo perdere lequilibrio
e ritrovarsi a penzolare smarriti nel vuoto. Rischia nella tecnica,
nei contenuti e nelle soluzioni con le quali allestisce e compone,
per come li abbandona a una precarietà parziale che da
subito disorienta.
Kinki Texas sa come provvedere, fermarsi in tempo, essere prudente
con autonoma sicurezza, non avanzando oltre, irrimediabilmente.
Sovraccarica e sovrappone la struttura disegnata solo in strategiche
zone, trattiene vergine il supporto cartaceo altrove. Linserimento
delle lettere si introduce con armonica padronanza nel gestire
e bilanciare la dimensione pittorica. La linea si concretizza
isterica, biforcuta, tremolante fino a sfiorare le sponde del
racconto.
Nella trama del disegno, pieno e vuoto si organizzano quali incudini
dialettiche del procedere artistico. Kinki Texas (amante fagocitante
di musica rock e film dalle ambientazioni neanche a dirlo
western al punto da sfiorarne gli estremismi più
kitch) avanza per addizioni e sottrazioni di spinte-linee-traiettorie
coese e frammentarie, promuovendo amalgamanti in fieri. Altalenante,
il suo traballare non è dato dallindecisione o da
una titubanza tecnica. Lartista è fiero della genesi
anarchica con la quale esplode, rivelandosi dirompente, a tratti
persino irriverente. Ma è docile la schiettezza del suo
rivelarsi, perché diretta quanto sopraffina, nel concedere
che lapprovazione dello spettatore sia totale, pressappoco
immediata. Ogni disegno è illuminazione, provocazione,
geniale intuizione. Una fiera e sarcastica polemica contro quel
modus vivendi tinteggiato dalle sfumature più capitalistiche
- là dove essere si qualifica come sinonimo di avere -
è avanzata con spregiudicato humor. Kinki Texas affonda
la lama nella polemica sbandierata_contro_la_bandiera
costellata da stelle e strisce, sfruttando tonalità più
o meno tenui composte e armonizzate per strappare un ironico sorriso,
di sicuro e per primo il suo (in prima linea colori accesi e brillantissimi,
dalle tinte fosforescenti e metalliche, dai lapis ai pennarelli,
dai corposi e cerosi pastelli al bianchetto - che se dai più
è usato per correggere gli errori commessi, per Kinki Texas
è un fedele strumento per creare profondità, un
senso di velata quinta prospettica che accoglie i personaggi avvolgendoli).
Il bazar materico dal quale lartista attinge, grazie alla
sfacciata varietà tonale, è fonte di invidia anche
per i più piccoli disegnatori. Limmediatezza espressiva
è repentina, flessuosa, quanto condotta a scatti e gradazioni.
Le sue forme embrionali si inseguono lungo un percorso cosciente,
in cui il caso è chiuso al di fuori di qualsiasi ed eventuale
cordiale benvenuto. Da qui labbozzo segnico
rinasce consapevole traiettoria in cui ahimé - labbandono
allimprovvisazione non trova terreno fertile per affondarsi,
né per dare il via a una sommaria e precaria articolazione.
Linput generante raggiunge linizialmente temuto grado
di progettualità che, se pur conservatrice della sua istintività,
è svelata quale imprescindibile prerogativa. Assurdo solo
il pensare di poterla soffocare o attutire. Lartista le
concede di esplodere, costernata dai suoi aloni e dalle relative
successioni cromatiche, libera di agitarsi espandendosi, imponendole
però di restare ben salda a gesticolare del suo pensiero.
In questo, sapiente trapezista tra fili sottesi tra considerevoli
alture e, al contempo, cosciente domatore di fronte a bizzarre
e imbizzarrite fiere, che vorrebbero sconfinare i confini del
concesso.
I personaggi di Kinki Texas non possono essere descritti. Preferiscono
agitarsi, improvvisando. Compaiono dal bianco della carta, rifiutando
qualsiasi accenno contenutistico, una cornice che li contenga,
per non dire protegga. Kinki Texas non sente la necessità
di inglobare le figure in sicuri approdi architettonici, in prospettive
architettoniche. La ricerca di gabbie non rientra tra i suoi obiettivi.
Marta
Casati
|

|