Dell’inizio e della fine, nell’opera pittorica di Luca Gastaldo di Cecilia Maria di Bona

Dell’inizio e della fine, nell’opera pittorica di Luca Gastaldo di Cecilia Maria di Bona

Dell’inizio e della fine, nell’opera pittorica di Luca Gastaldo


 “We are such stuff as dreams are made on, and our little life, is rounded with a sleep.”
The Tempest Act 4, scene 1, 148–158
[1] 

 

 

Aurore e tramonti, cieli sconfinati e immensi, che si aprono sullo smisurato, misterioso, cosmo; ariosi come l’inarrestabile vento delle passioni e del desiderio, del desiderio inestinguibile della felicità…quel desiderio che a volte prende strane forme nel cielo…come chimere, come ippogrifi…

quel desiderio che, lieve e impalpabile come il giocoso Ariel, trasporta lontano il cuore umano, immemore di sé e del trascorrer stesso del tempo, ai confini del cielo, verso l’ignoto...

o forse verso una nuova aurora che, ancora lontana, si incomincia appena ad intravedere all’orizzonte, sorgere nella sua luce dorata.

Estasi della memoria e dell’oblio, del sogno di felicità che tutti ci portiamo nel cuore, che riemerge dai flutti dell’Eunoè e del Letè e che si proietta, fuori dalla coscienza, ad incendiare il cielo, in una stanza della pittura, di luci, di forme e di colori…Fantasmata, emozioni e colori dell’infinito…   

Questo coglie l’artista Luca Gastaldo, affacciandosi alla finestra dell’universo infinito con la curiosità e lo stupore di un eterno fanciullo che vuol giocare con gli elementi, con le loro forme e i loro colori, e con la tempra di un eterno sognatore, di un marinaio dal cuore impavido,  che, come Ulisse, sia sempre pronto a ripartire per una nuova avventura ai confini del cielo, ai confini del mondo conosciuto, fin oltre le colonne d’Ercole.

Questo coglie l’artista, ergendosi sulla soglia dell’ispirazione artistica della sua coscienza, animata dall’intimo desiderio di scoprire il mistero che la vita cela, nelle sue inarrestabili, molteplici, metamorfosi, e che l’arte cerca di cogliere e di portare ad espressione.

La vita è tempesta, come è struggentemente espresso da Dante che contempla con angoscia e timore il vorticoso corteggio dei lussuriosi del V Canto dell’Inferno.

La vita è tempesta, come traspare nella ineffabile, misteriosa allegoria della tela del Giorgione,

o delle vitali e ariose tempeste di mare di Turner.

La vita è tempesta e ricerca di un rifugio, di un ricovero in cui trovar, finalmente, pace, come è raccontato, nell’odissea del mago Prospero con la piccola figlia, nell’omonima opera teatrale di Shakespeare, e come è riconosciuto, in forma dolente, nei versi di Alla Sera e di In morte del fratello Giovanni del Foscolo: “Sento gli avversi numi, e le secrete cure che al viver tuo furon tempesta, e prego anch'io nel tuo porto quiete. Questo di tanta speme oggi mi resta!.” .

La vita è tempesta, mistero, tenebre profonde, interiori, che la luce cerca di penetrare e di rischiarare, senza riuscirvi mai fino in fondo. La vita nasce dall’incontro, dallo scontro degli elementi.

Il giovane artista, sulla tela, ne traccia il vorticoso percorso, l’inarrestabile corsa, la sinfonia dei quattro elementi, nel loro comporsi e ricomporsi, a dar vita, per un momento, a delle forme.

Come non pensare a Paolo e Francesca che vorticosamente sono trascinati dal vento della loro passione amorosa e che pure paion così leggeri nel volo! [2]

Ma la vita è anche ricerca di un’ armonia e della quiete ed ecco apparire, nel cielo e sulla tela del cosmo e della vita, aurore e tramonti, come un presagio di felicità…felicità forse, su questa terra, impossibile, ma che l’uomo rincorre in una corsa folle ad inseguire il palpito stesso della vita.

Questo desiderio di felicità e di armonia risorge , dopo ogni burrascosa tempesta ed ogni tramonto scuro come il manto della notte, come l’araba fenice che rinasce dagli ultimi bagliori delle sue ceneri, poiché questo desiderio di felicità e di bellezza è inestinguibile nell’animo umano.

Cieli aperti all’avventura dello scorrere del tempo e della vita, come nubi della stessa sostanza dei sogni, lì dove tutto finisce, lì dove tutto sta nuovamente per iniziare e dove tutto può ancora, infine, trasmutarsi: questo è il kairos che la pennellata di Luca Gastaldo riesce per un attimo a rapprendere sulla tela, sottraendola al panta rei, che tutto involve in sé, che tutto travolge… 





[1] William Shakespeare, The Tempest Act 4, scene 1, 148–158 . “Prospero: Our revels now are ended. These our actors,
As I foretold you, were all spirits, and Are melted into air, into thin air: And  like the baseless fabric of this vision, The cloud-capp'd tow'rs, the gorgeous palaces, The solemn temples, the great globe itself, Yea, all which it inherit, shall dissolve, And, like this insubstantial pageant faded,
Leave not a rack behind. We are such stuff As dreams are made on; and our little life Is rounded with a sleep”.

[2] Dante Alighieri , Divina Commedia, Canto V dell’Inferno.

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