Forbici - Arevalo

Panoramica. Di Antonio Arévalo

 La Panoramica (o panoramic mosaic) è la tecnica che permette di creare un’immagine che copra un ampio angolo visivo - tra 180° e 360° - tramite la composizione di un mosaico di foto adiacenti, in genere con lo scopo di visualizzare un panorama naturalistico o la vista di un ambiente in modo più simile a come viene percepita dal vivo.

Jernej Forbici, artista attivo a partire della metà degli anni novanta, ha studiato le zone a rischio di un paesaggio che lui ha visto popolarsi lentamente, ottenendo un approccio assolutamente concettuale, nonostante la bellezza, a 360°.

Ma per che è stato il paesaggio a volerlo.

Dietro alle pennellate di questi bellissimi dipinti c’è anche una denuncia per e contro l’uomo. Vengono evidenziati questi reciproci rapporti perché la pittura non è un problema isolato, serve come mezzo articolato e preciso per definire l’immagine contemporanea. Questo è quello che ha caratterizzato il percorso di Jernej, ma il suo piano di lavoro non è soltanto questo, non si rinchiude in un’unica proposta.

È a partire da un esame retrospettivo del concetto e delle avventure del realismo che l’autore riesce a chiarire l’ambiguità critica in cui si dibatte il significato stesso: “ogni realismo è diverso dalla realtà. Tuttavia è consigliabile, prima di parlare del realismo contemporaneo, porci degli interrogativi sulla modalità e la portata di ciò che oggi viene prevalentemente considerato come realtà. Non c’è rappresentazione della realtà senza il suo concetto, senza una visione almeno quotidiana di essa, senza l’esperienza e la concezione di tutto ciò che la realtà è per ogni epoca”.1

Esercitare la critica mediante l’arte dipende dalla propria emancipazione personale, non garantita dalla società, e dalla capacità individuale di porsi tra l’identificazione impegnata nelle condizioni generali dell’esistente e la distaccata autoriflessione.

Jernej Forbici si addentra in questi paesaggi con un’attenzione alla più minima caratteristica attraverso una violenta espressività; strati su strati di pittura che stanno lì e ci tornano in mente  come se volessero ossessionare la coscienza. Ci troviamo di fronte ad una scala diversa per misurarci col pianeta in cui viviamo, dove ognuno dovrebbe  prendersi le proprie responsabilità.

A prima vista è come se l’artista volesse far scaturire pittoricamente un percorso di land art, un’arte rovesciata verso il nostro sguardo.  Una natura complessa, come qualcosa che ha sovrastato la stessa civiltà. Qualcosa che prima si presentava come un’incognita, un’invisibile minaccia per l’uomo che oggi viene sovrastata da lui stesso.

Quello che vediamo attraverso queste piccole tele è una totale attenzione per ciò che ci circonda. Si estende la superficie le cui cime raggiungono il cielo, le valli, gli abissi e le grotte. Le grotte carsiche, i ghiacciai e le montagne, i laghi, i fiumi, le cascate, le foreste, le pianure, le sorgenti termali ed il mare. I meli in fiore che trasformano l’orizzonte in un tappeto candido, le diverse tonalità di rubino e giallo, i boschi che raccontano.

Queste immagini devono ritenersi un genere di ricerca che assomiglia a quello che può fare soltanto  un chirurgo. Si tratta di rivelare la vera natura dell’uomo, del suo sviluppo, per abusare di un aforisma.

L’artista ha identificato questo mondo sotterraneo dove affiorano ricordi di un percorso che sembra immaginato, ma che è scritto e che è storia. Che illustra un’immagine che richiama un idea, che a sua volta crea un’altra immagine. Secondo un ordine rigoroso, questi progetti di paesaggio, o meglio, di quello che resta del paesaggio - fiori e foglie secche, frammenti di terra bruciata quasi fossero i frammenti di un’impronta - stanno qui ad annunciarci che qui è passato l’uomo.

Ma tutto ciò potrebbe essere controproducente invece, come natura vuole, lo spettacolo del meraviglioso vince sul tutto e la natura si riappropria della sua essenza che è bellezza, registrazione e resa per immagini di una condizione. Jernej Forbici è troppo attento al reale e soprattutto troppo propenso al paradosso per flirtare con parole d’ordine già codificate: nell’ambito della sua pittura queste parole riguardano certe sue soluzioni formali.

Questo amore per l’immagine sconfina nella progressiva conquista che qui viene realizzata attraverso lo scorrere del tempo realistico e politico concretamente percorso. Senza indulgenza, Jernej analizza e intende mostrare un periodo della storia senza mostrarci semplicemente la condanna, vuole fare vivere il dramma, la sua grandezza fatta di contraddizioni, capace di far scaturire con calcolata immediatezza le più complesse ragioni di una poetica che riguardano l’arte, la natura e la sua storia.

 

Antonio Arévalo

Roma marzo 2011




1 Peter Sager

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