Forbici Fortunato D`Amico

Una giornata in bicicletta di Fortunato D`Amico

I grandi temi della storia dell'umanità sono sempre stati riferiti alla natura, a volte presa a modello di imitazione, sacralizzata, studiata, indagata scientificamente , oppure ripudiata,   dimenticata , danneggiata, resa antagonista dalle attività dell'uomo che ha  portato all'estremo il conflitto  tra creazione artificiale e naturale.

La supremazia del genere umano in epoca recente  è miseramente fallita davanti agli scempi perpetrati nel segno del progresso per oltre due secoli di industrialesimo ai danni del pianeta.

Un progetto autodistruttivo del genere umano dilagato come un virus sull'intero globo terrestre ha reso impraticabile parte dei territori agricoli e paesaggistici, destinandoli a funzioni produttive altamente inquinanti. Jernej Forbici è un giovane artista sloveno diventato in questi anni uno dei protagonisti di un'attiva militanza artistica in difesa dell'ambiente.

Qualche anno fa, Jernej Forbici ha intrapreso una battaglia contro i produttori di alluminio che nella zona di Maribor, in Slovenia, con le scorie delle lavorazioni industriali avevano inquinato la falda acquifera di tutta l'area.  Un impegno culturale che lo ha convinto ad avvalersi della propria arte per costruire  strumenti di consapevolezza sociale da condividere con altri cittadini della comunità impegnati in questa militanza. La maturità artistica ha coinciso, parallelamente , con la volontà e l'emozione di comunicare il disagio di questa situazione sollecitando, a chi di competenza, convinto proposito di risoluzione. L'indagine di adattamento dell'opera pittorica di Jernej Forbici è ritmata dalla poetica del nuovo millennio,  agitata dai venti di cambiamento attesi dal sistema planetario nel suo complesso e promossi dai popoli dei cinque continenti.

Il paesaggio, soggetto protagonista delle sue tele, è fotografato da un punto di vista interiore, raccontato da angoli personali in cui le paure e le speranze coabitano, in una dimensione intimista. Uno stato di gestazione, determinato da una visione apocalittica ormai compiuta, che nell'atto finale della catastrofe scopre l'inizio di una nuova vita.

Il respiro dei quadri simultaneamente implosivo ed esplosivo, orientato a dilagare verso l'esterno dell'universo, determina una crescente tensione emotiva nell'osservatore, trascinato nel turbine dell'attesa e degli eventi.  Gli elementi della composizione sono governati con perizia dall'artista, abile ad aprire finestre esplorative nel panorama allestito per occhi di spettatori posti al di qua della tela. Potremmo definire il percorso artistico di Jernej Forbici, uno sguardo generale sul mondo foreste,  raccontato da un reporter durante una gita di ispezione nei campi, a piedi o in bicicletta, condotta con lo spirito di chi deve tenere alto il livello di guardia ed annunciare al mondo  il pericolo che sopraggiunge. Un viaggio nel quotidiano extra urbano, nei panni di un agente forestale  in perlustrazione nel patrimonio campestre dell'Europa.

 In questi quadri cieli raffigurati coprono una parte importante delle scene, e formano l'elemento di spicco del dialogo con il paesaggio arboreo, determinandone la lettura drammatica e il lirismo della composizione. Nuvole colme di energia fragorosa in procinto di dirottare sulla terra,  proiettano una luce piatta  sulle campiture dei campi e si fondono in dissonanza semantica con le prospettive allargate del panorama.  Una tridimensionalità ambigua che riflette l'idea di un istante immobile e angosciato, bloccato in una condizione spazio-temporale indeterminata. Il sole, nel suo aspetto visibile, è sparito, scomparso dietro enormi idrometeore di acqua condensata; avvertito sotto forma di luce, spirito cosciente delle sue potenzialità, destinato a ritornare splendente dopo il diluvio. La sensibilità crepuscolare di Jernej Forbici ci trasporta nel clima di Théodore Rousseau o ancora prima in quello di Aert van deer Neer, Salomon e Jacob van Ruysdael.

In un atmosfera da fin du siecle il pittore sloveno ci annuncia che da ora in poi  dovremmo ritornare a considerare la natura nostra alleata, ritornando, nonostante i presupposti delle nostre infedeltà, a dare identità al nostro futuro riconoscendo in essa la grande madre, la generatrice di tutte le biodiversità, l'ispiratrice dei principi etici e di equilibrio che solo lei è in grado di avvalorare.

 

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