Intervista a KINKI TEXAS di Marta Casati

Intervista a KINKI TEXAS di Marta Casati
Interview mit KINKI TEXAS von Marta Casati

Marta Casati: Chi sono i tuoi miti?
Kinki Texas:
Io personalmente non ho miti. Ma sono molto interessato a diversi miti che smonto e poi rimetto insieme in un nuovo contesto nel mio Kinki-Texas-Space.

 

M. C.: Chi era il tuo eroe leggendario da piccolo?
KKT:
C´erano diversi: Roman Nose (Grande capo dei Cheyenne), Flavius Aëtius (Flavio Ezio, circa 390-454, fu generale dell'Impero Romano d'Occidente), Cole Younger (pistolero), Doc Holiday (dentista), Han Solo

 

M. C.: Lo avevi anche tu l’amico invisibile?
KKT:
No.

 

M. C.: Chi dovrebbe vivere per sempre?
KKT:
Elvis.

 

M. C.: Le tue creature hanno più paura della realtà o hanno più paura di quanto potrebbe essere….o magari non hanno paura di niente?
KKT: Alcuni di loro si. Ma la loro realtà non è la nostra. Loro vivono nella realtá che racconto nel mio Kinki-Texas-Space.

 

M. C.: Il personaggio più mostruoso che ti viene in mente.
KKT:
Gastone Paperone.

 

M. C.: Chi vorresti incontrare ma già sai che, per forze maggiori, è impossibile?
KKT:
Georg Wilhelm Friedrich Hegel.

 

M. C.: Esiste un luogo dove i cattivi sono anche giusti?
KKT:
Si, dove loro fanno le regole.

 

M. C.: L’utopia più enorme che l’uomo potrebbe pensare.
KKT:
Il viaggio al punto di Archimede.

 

M. C.: La città o il luogo al mondo che desidereresti maggiormente conoscere e visitare.
KKT:
L´ Artide.

 

M. C.: Perché?
KKT:
Perchè lì ho l´aspettativa di trovare una ineguagliabile limpidezza.

 

M. C.: Cosa puoi esprimere nel video che invece la tela non potrà mai contenere?
KKT:
Direi solo il volume, la colonna sonora. Dal punto di vista figurativo o rappresentativo alla fine video e pittura sono equivalenti e di ugual valore. Anche il movimento che in un primo momento potrebbe essere considerato una cosa esistente solo nel film lo spettatore può trovare anche nella pittura.

 

M. C.: Dammi tre aggettivi per descrivere l’arte contemporanea.
KKT:
L´arte contemporanea, sovravalutandosi si liquefa. È quasi aggressiva contro sè stessa però, nello stesso tempo, poliedrica e multiforme.

 

M. C.: La sensazione più forte che provi mentre dipingi.
KKT:
La tensione del rischio.

 

M. C.: Che rapporto hai con la fotografia?
KKT:
Molto positivo … .

 

M. C.: Quali sono le differenze nel vivere e fare arte tra l’Italia e la Germania?
KKT:
Noto già solo in Germania diverse scene d´arte. L´ ambiente dell´arte ben sistemata e ufficialmente accettata ha una coscienza di sé che può essere rappresentata dal famoso cesso di Duchamp. Mettendo regole e stabilendo cos´è l´arte e cosa non è l´arte, si crea un mondo che si autodefinisce ed in conseguenza rimane uno spazio culturale mentalmente limitato e chiuso che esclude totalmente momenti urbani o quotidiani. Cosi viene coltivata un´atmosfera museale nella quale un lavoro deve “funzionare” o anzi forse non può fare niente altro che funzionare. La mia prima impressione in Italia è che la cultura faccia molto più parte della vita quotidiana della gente anche oltre questo spazio di cultura definita.
Gli italiani vivono una coscienza dello stile e perciò hanno meno problemi ad avvicinarsi ad un tipo di arte che in Germania si trova solo nella cosi detta Off-Kunst dell´underground che non si occupa della domanda che cosa significa arte? L´avvicinamento anche all´arte dell´ underground per gli italiani sembra meno problematico indipendentemente se piace quello che vedono o no. Ma almeno un contatto con questo mondo d´arte non è vietato, anzi è voluto. A me sembra che ci sia una certa analogia tra la capacitá degli italiani di avvicinarsi a questo tipo di arte attraverso la lunga tradizione culturale e la non voluta ma esistente opposizione della giovane off-cultura tedesca anche se le origini e le radici sono molto differenti.

 

M. C.: A chi vorresti fare un ritratto?
KKT:
All´Imperatore Claudio o Gretchen Modermöse (Mary-Jane-Fica-Rotta).

 

M. C.: Meglio stupire o lasciarsi stupire?
KKT:
Preferisco stupire.

 

M. C.: Quale è stata la prima opera d’arte che hai visto da piccolo ma che ti ha segnato in maniera indelebile?
KKT:
Di Mathis Gothart Grünewald „La tentazione di Sant`Antonio”.

 

M. C.: Che professione volevi fare da piccolo?
KKT:
Archeologo.

 

M. C.: Si è artisti per natura, per necessità o per scelta?
KKT:
All´età di 18 anni ho coscientemente deciso per la pittura anche se dipingevo già prima. La parola artista riferita a me però la evitavo ancora per tanti anni, ad esempio mi rifiutavo assolutamente di firmare le mie opere.

 

M. C.: Si è liberi nel fare arte?
KKT:
Dipende sicuramente dell´atteggiamento dell´artista. Se l´artista si lascia sottomettere e influenzare dal “Sistema” segue una costrizione assurda. Quindi alcuni sono liberi, altri no.

 

M. C.: Cosa è cambiato rispetto ai decenni passati nel mondo dell’arte contemporanea?
KKT:
Il mondo dell´arte è stabile. Buchi o strappi che vengono causati dall´ esterno si chiudono abbastanza velocemente dall´interno, quasi come una osmosi.

 

M. C.: Il pubblico di oggi ha un´occhio attivo e attento o passivo e non esigente?
KKT:
Un pubblico che si interessa di arte non può essere passivo. Come reagisce a quello che vede dipende dalla sensibilità dello spettatore. Per quanto riguarda la mia esperienza le reazioni sono le più disparate.

 

M. C.: Il video ha lo stesso valore della pittura nella tua ricerca?
KKT:
Anche nella mia ricerca personale i due generi sono equivalenti e di ugual valore. In pittura e grafica cerco di filmare e nel video cerco di dipingere. Ma anche se i due processi si condizionano a vicenda ogni lavoro concluso alla fine è autonomo e indipendente.

 

M. C.: Il tuo libro preferito, il tuo cd preferito, il tuo film preferito.
KKT:
Libro: Moby Dick, riscritto da T.C. Boyle. Il mio cd preferito sarebbe quello con le mie canzoni favorite di Hank Williams cantate da Bonnie Prince Billy e viceversa. Film: Denver Clan ma in una nuova versione girato dal regista Lars Von Trier e con gli attori originali.

 

M. C.: Se fossi un animale saresti? Se fossi un’auto saresti? Se fossi un colore saresti?
KKT:
Animale: Lipizzano.Macchina: Una Jeep però mezza rotta. Colore: Un rosso marrone scuro (rosso castagna)

 

M. C.: L’ironia è una dote o una via di fuga?
KKT:
L´ironia è un´atteggiamento critico che, invece di reagire conseguentemente, si diverte.

 

M. C.: Ti reputi ironico?
KKT:
Ogni tanto.

 

M. C.: Ti chiedessero di stilare una classifica con i migliori cinque artisti mondiali e di ogni tempo, chi sceglieresti?
KKT:
Calcio - Diego Armando Maradona, Film - Sam Peckenpah, Pop - Hank Williams, Archittetura - Ludwig Mies van der Rohe, Museo - Jake and Dinos Chapman

 

M. C.: Cosa significa ascoltare?
KKT:
Ascoltare è il presupposto per entrare in contatto col pensiero di un´altra persona.

 

M. C.: Sei prigioniero della tua mente?
KKT:
No – Riflessione libera!

 

M. C.: Brema, la tua città: cosa ami di più di Brema? Cosa detesti maggiormente? 
KKT:
Amo il calcio, detesto il mese di febbraio.

 

M. C.: Ti capita più spesso di sognare ad occhi aperti o chiusi?
KKT:
Ad occhi aperti … .

 

M. C.: Per cosa provi rabbia?
KKT:
Per l´ipocrisia intellettuale.

 

M. C.: L’ingiustizia maggiore dei nostri tempi.
KKT:
Sembra assurdo ma l´ingiustizia non può esistere. Anche il danno più grave che può capitare all´uomo deriva sempre da una legge esistente. La giustizia viene definita dalla legge. Non credo invece che esista una entità superiore o forza maggiore dalla quale derivino le nostre leggi. Non mi chiedo se un danno, una sofferenza o una guerra siano giusti o ingiusti, io cerco solo l´origine di queste miserie.

 

M. C.: Affermeresti (in realtà è un ordine) che è l’intervista migliore alla quale tu sia stato sottoposto?
KKT:
Chiaro!

Marta Casati: Hast du so was wie einen Mythos oder vielleicht sogar mehrere?
Kinki Texas:
Ich selbst habe keinen Mythos. Jedoch befasse ich mich mit unterschiedlichen Mythen, die ich demontiere und im Kinki-Texas-Space wieder neu zusammensetze.

M. C.: Als Du noch Kind warst, wer war da Dein legendärer Held?
KKT:
Da gab es einige: Roman Nose (Kriegerhäuptling der Cheyenne), Aëtius, Cole Younger (Revolverheld), Doc Holiday (Zahnarzt), Han Solo

 

M. C.: Hattest Du als Kind auch einen imaginären, also unsichtbaren Freund?
KKT:
Nein.

 

M. C.: Wer sollte, ginge es nach Dir ewig leben?
KKT:
Elvis.

 

M. C.: Haben die Kreaturen in Deinen Arbeiten Angst vor der Realität oder eher vor dem was Realität sein könnte? Oder haben sie vielleicht gar keine Angst?
KKT:
Manche von ihnen haben schon Angst. Jedoch ist deren Realität nicht die unsrige.

 

M. C.: Wer ist die schrecklichste Person die Dir einfällt?
KKT:
Gustaf Ganz.

 

M. C.: Wen würdest Du gerne mal treffen oder kennen lernen, obwohl Du damit rechnen musst oder sogar wissen solltest das dies auf Grund höherer Kräfte niemals möglich sein wird?
KKT:
Hegel.

 

M. C.: Gibt es einen Ort an dem auch die Bösen gut und gerecht sind?
KKT: Ja, an dem Ort, an dem sie selbst die Regeln bestimmen.

 

M. C.: Welches ist die größte Utopie die sich der Mensch ausdenken könnte?
KKT:
Die Expedition zum Archimedischen Punkt.  

 

M. C.: Welches Stadt oder welchen Ort auf der Welt würdest Du am liebsten besuchen wollen?
KKT:
Die Arktis.

 

M. C.: Warum?
KKT:
Weil sie eine für mich unglaubliche Klarheit verspricht.

 

M. C.: Was kann ein Video ausdrücken oder vermitteln das eine Leinwand niemals beinhalten könnte?
KKT:
Eigentlich nur ... die Tonspur ... bildnerisch sind beide letztlich gleichwertig. Selbst die Bewegung, die ja auf den ersten Blick als Moment des Films gelten könnte, kann der Betrachter in der Malerei erleben.

 

M. C.: Nenne bitte drei Adjektive um die zeitgenössische Kunst zu beschreiben?
KKT:
Sich selbst überschätzend, selbstauflösend fast autoaggressiv, aber auch vielseitig.

 

M. C.: Welches ist das intensivste Gefühl oder die dominierende Emotion die Du während des Malens empfindest?
KKT:
Risiko-Spannung.

 

M. C.: Welches Verhältnis hast Du zur Fotografie?
KKT:
Ein sehr gutes ... .

 

M. C.: Gibt es einen Unterschied wie Kunst in Italien und in Deutschland gelebt wird und entsteht sie Deiner Meinung nach auf unterschiedliche Weise?
KKT
: Ich habe in Deutschland selbst schon extrem unterschiedliche Kunstszenen wahrgenommen. Die Kunst der etablierten Kreise folgt einem systemischen Kunstbegriff, der sich letztlich auf ein umgedrehtes Klo zurückführen lässt. Es wird oft eine museale Atmosphäre kultiviert, nach der eine Arbeit funktionieren muss und vielleicht auch nur funktionieren kann. Hieraus folgt ein örtlicher und geistiger Kunstraum, der strikt von den alltäglichen oder urbanen Momenten getrennt ist.
Mein erster Eindruck in Italien ist, dass der Kulturraum in anderen Lebensbereichen stärker integriert ist. Stilbewusstsein und Stilsicherheit in der Kunstbetrachtung sind nicht nur erlaubt, sondern eine Lebensform. So etwas findet man in Deutschland vorrangig in der Off-Kunst des sogenannten Undergrounds, in der sich die Frage, ob etwas Kunst sei oder nicht, gar nicht stellt. Der Zugang zu der Qualität solcher Ausdrucksformen scheint dem italienischen Kunstbetrachter viel leichter zu fallen, gleichgültig wie er dann zu der Arbeit steht.
Formal betrachtet scheint es eine gewisse Analogie zwischen der langen italienischen Tradition und der ungewollten Opposition der jungen Off-Kultur in Deutschland zu geben.

 

M. C.: Wen würdest Du gerne mal portraitieren?
KKT:
Kaiser Claudius oder Gretchen Modermöse.

 

M. C.: Ganz generell: magst Du es lieber zu überraschen oder überraschen zu werden?
KKT:
Ja, dann überrasche ich lieber.

 

M. C.: Erinnerst Du Dich noch an das erste Kunstwerk das Du, vielleicht bereits im Kindesalter gesehen hast und welches Dir unauslöschlich im Kopf geblieben ist?
KKT:
Grünewalds „Versuchung des heiligen Antonius“. 

 

M. C.: Was wolltest Du werden als Du klein warst?
KKT:
Archäologe.

 

M. C.: Bist Du Künstler von Natur, aus Notwendigkeit heraus oder auf Grund einer bewusst getroffenen Entscheidung?
KKT:
Ich entschied mich im Alter von 18 bewusst zur Malerei, obwohl ich vorher auch schon gemalt und gezeichnet hatte. Das Wort Künstler habe ich für mich noch Jahre lang gemieden, z.B. in dem ich mich geweigert habe meine Bilder zu signieren.

 

M. C.: Ist man als Künstler im Gestalten seiner Kunst frei oder unterliegt man äußeren Zwängen?
KKT:
Das kommt sicherlich auf die künstlerische Position an. Will man z.B. einem System Kunst idiell genügen, so folgt man einen absurden Zwang. Manche haben ihn, manche nicht.

 

M. C.: Was hat sich deiner Meinung nach in den letzten Dekaden in der zeitgenössischen Kunstwelt verändert?
KKT:
Die Kunstwelt ist stabil. Löcher, die von außen gerissen werden, schließen sich von innen, quasi wie eine Osmose.

 

M. C.: Hat das heutige (Kunst-) Publikum ein waches, aufmerksames Auge oder empfindest Du es eher als passiv und unkritisch?
KKT:
Passiv kann ein Publikum nicht sein, sofern es Kunst betrachtet. Wie es mit Betrachtung umgeht, hängt wiederum vom Betrachter selbst ab. Meiner Erfahrung nach sind da die Betrachter sehr unterschiedlich.

 

M. C.: Hat die Arbeit mit dem Medium Video für Dich den gleichen Stellenwert wie die Malerei oder empfindest Du da einen Unterschied?
KKT:
Beides ist für mich gleichwertig. In der Malerei und Grafik will ich filmen, hingegen in meinen Videos malen. Und auch wenn sich die Prozesse bedingen ist für mich die fertige Arbeit am Ende eigenständig.

 

M. C.: Welches sind Dein Lieblingsbuch, Deine Lieblings-Cd und Dein Lieblingsfilm?
KKT:
Moby Dick - sollte aber von T.C. Boyle neugeschrieben werden, meine Lieblingslieder von Hank Williams, aber von Bonnie Prince Billy gesungen oder umgekehrt und der Denver Clan, aber mit Lars von Trier als Regisseur bei gleicher Besetzung.

 

M. C.: Wenn Du ein Tier, ein Auto oder eine Farbe wärest, was wärest Du?
KKT:
Ein Lipizzaner, ein abgerockter Jeep, ein dunkles Rotbraun (Kastanienrot). 

 

M. C.: Ist Ironie eine Gabe oder eher ein Fluchtweg (soll heißen eine Möglichkeit sich verbal hinter ihr zu verstecken/flüchten)?
KKT:
Ironie ist eine kritische Haltung, die sich, anstatt konsequent zu handeln, amüsiert.

 

M. C.: Würdest Du Dich selbst als einen ironischen Menschen bezeichnen?
KKT:
Manchmal.

 

M. C.: Ich würde Dich gerne um eine Liste der Deiner Meinung nach fünf besten (nicht wichtigsten) Künstler ever bitten.
KKT:
Fußball - Diego Armando Maradona, Film - Sam Peckenpah stellvertretend für einige andere, Pop - Hank Williams, Architektur - Ludwig Mies van der Rohe, Museum - Jake and Dinos Chapman.

 

M. C.: Was bedeutet (zu-) hören?
KKT:
Akustische Bedingung für das Interesse an den Gedanken eines anderen.

 

M. C.: Bist Du in Gefangener Deines Geistes?
KKT:
Nein – nachdenken befreit.

 

M. C.: Bremen ist Deine Stadt. Was liebst und was verabscheust Du am meistens an dieser Ihr?
KKT:
Liebe - den Fußball, Abscheu - den Februar.

 

M. C.: Träumst Du häufiger mit offenen oder geschlossenen Augen?
KKT:
Mit offenen Augen.

 

M. C.: Was macht Dich wütend?
KKT:
Intellektuelle Heuchelei.

 

M. C.: Die größte Ungerechtigkeit unserer Zeit?
KKT:
Es ist absurd, aber es kann keine echte Ungerechtigkeit geben. Selbst der schlimmste Schaden, den irgendein Mensch erleidet, lässt sich von einen bestehenden Gesetz ableiten. Gerechtigkeit wird vom Gesetz definiert. An eine vorpositive oder höhere Gerechtigkeit an der sich Recht und Gesetz halten will oder soll, glaube ich nicht. Deshalb stellt sich mir bei einen Schaden, Leid oder Unfrieden in der Welt nicht die Frage, ob das gerecht oder ungerecht ist, sondern nach den inhaltlichen Grund für die Misere.

 

M. C.: Würdest Du dieses Interview als das bisher beste Deines Lebens bezeichnen? (Pass gut auf was Du antwortest!!!!!)
KKT:
Klar!

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